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Title: La citt morta. Tragedia.
Author: D'Annunzio, Gabriele (1863-1938)
Date of first publication: 1898
Edition used as base for this ebook:
   Milan: Fratelli Treves, 1900
Date first posted: 13 December 2009
Date last updated: 13 December 2009
Project Gutenberg Canada ebook #432

This ebook was produced by:
Carlo Traverso, Barbara Magni
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Titre: La citt morta. Tragedia.
Auteur: D'Annunzio, Gabriele (1863-1938)
Date de la premire publication: 1898
dition utilise comme modle pour ce livre lectronique:
   Milan: Fratelli Treves, 1900
Date de la premire publication sur Project Gutenberg Canada:
   13 dcembre 2009
Date de la dernire mise  jour:
   13 Dcembre 2009
Livre lectronique de Project Gutenberg Canada no 432

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  LA CITT MORTA.




  _OPERE di GABRIELE D'ANNUNZIO_


  I ROMANZI DELLA ROSA:

  Il Piacere                                     L. 5 
  L'Innocente                                       4 
  Trionfo della Morte                               5 


  I ROMANZI DEL GIGLIO:

    I. Le Vergini delle Rocce                       5 
   II. La Grazia *.
  III. L'Annunziazione *.


  I ROMANZI DEL MELAGRANO:

  Il Fuoco (_di prossima pubblicazione_).
  Il Dittatore *.
  Trionfo della Vita *.


  POESIE:

  Canto novo; Intermezzo                            4 
  L'Isotto; la Chimera                             4 
  Poema paradisiaco; Odi navali                     4 
  * Laudi del Cielo, del Mare, della Terra e degli Eroi.

  L'Allegoria dell'Autunno                          1 


  DRAMI:

  La Citt morta, tragedia in 5 atti                4 
  La Gioconda, tragedia in 4 atti                   4 
  La Gloria, tragedia in 5 atti                     4 
  I Sogni delle Stagioni
  Sogno d'un mattino di primavera                   2 
  * Sogno d'un meriggio d'estate.
  Sogno d'un tramonto d'autunno                     2 
  * Sogno d'una notte d'inverno.




    Gabriele d'Annunzio


            LA

        CITT MORTA

         TRAGEDIA.


                   [Greek: Ers anikate machan]....

                            SOFOCLE.



           MILANO

  FRATELLI TREVES, EDITORI

            1900

      =Sesto Migliaio.=




PROPRIET LETTERARIA

I diritti di riproduzione, di traduzione e di rappresentazione sono
riservati per tutti i paesi, non escluso il regno di Svezia e di
Norvegia.

 assolutamente proibito di rappresentare questo dramma senza il
consenso scritto dell'autore. (_Articolo 12 del Testo unico, 17
settembre 1882_).

Tip. Fratelli Treves.




    DRAMATIS PERSONAE.


  ALESSANDRO.

  LEONARDO.

  ANNA.

  BIANCA MARIA.

  LA NUTRICE.


Nell'Argolide sitibondapresso le rovine di Micene ricca d'oro.




ATTO PRIMO.




Una stanza vasta e luminosa, aperta su una loggia balaustrata che si
protende verso l'antica citt dei Pelopidi. Il piano della loggia si
eleva sul pavimento della stanza per cinque gradini di pietra disposti
in forma di piramide tronca, come dinnanzi al pronao d'un tempio. Due
colonne doriche sorreggono l'architrave. S'intravede pel vano l'acropoli
con le sue venerande mura ciclopiche interrotte dalla Porta dei Leoni.
In ciascuna parete laterale della stanza sono due usci che conducono
agli appartamenti interni e alla scalinata. Una grande tavola  ingombra
di carte, di libri, di statuette, di vasi. Ovunque, lungo le pareti,
negli spazii liberi sono adunati calchi di statue, di bassi rilievi, di
iscrizioni, di frammenti scultorii: testimonianze d'una vita remota,
vestigi d'una bellezza scomparsa. L'adunazione di tutte queste cose
bianche d alla stanza un aspetto chiaro e rigido, quasi sepolcrale,
nell'immobilit della luce mattutina.




SCENA PRIMA.


  ANNA seduta su l'ultimo dei gradini salienti alla loggia, con la
  testa poggiata al fusto d'una colonna, ascolta in silenzio BIANCA
  MARIA che legge. LA NUTRICE sta seduta su un gradino pi basso, ai
  piedi dell'ascoltatrice, in un'attitudine inerte, come una schiava
  longanime. BIANCA MARIA  in piedi, addossata all'altra colonna,
  vestita d'una specie di tunica semplice e armoniosa come un peplo.
  Ella, tenendo tra le mani un libro apertol'_Antigone_ di
  Sofocle,legge con voce lenta e grave, in cui trema a quando a
  quando un turbamento indefinito che non sfugge all'ascoltante. I
  segni dell'inquietudine e dell'ansia vanno via via animando
  l'attenzione di costei.

    BIANCA MARIA, leggendo.

    Eros nella pugna invitto,
    Eros, che precipiti le fortune,
    che su le molli gote
    della vergine ti poni in agguato,
    che erri oltremare e per le capanne agresti!
    E nessuno tra gli Immortali pu fuggirti
    e nessuno tra gli uomini efimeri, e chi ti ha  furente.

    Tu dei giusti i traviati
    spiriti volgi alla ruina;
    e tu anche a questa lite
    incitasti i consanguinei.
    Vince la chiara lusinga degli occhi d'una sposa
    dilettosa, in contrasto alle grandi leggi.
    Insuperabile irride la dea Afrodita.
    Ed io medesimo gi fuor delle leggi
    son tratto, questo vedendo; n ritenere
    pi oltre io posso le fonti delle lacrime
    vedendo verso il talamo che tutto sopisce
    avanzarsi questa Antigone.

    _Antigone._

    Vedete me, o cittadini della terra paterna,
    nell'ultima via
    entrare, l'ultimo splendore
    del sole rimirare,
    e quindi innanzi mai pi! Ade, che tutto sopisce, viva mi conduce
    al lido di Acheronte,
    e priva delle nozze.
    Non l'inno nuziale mai
    mi cant; ch io sposer Acheronte....

                          La lettrice si interrompe, come soffocata.
                          Il libro vacilla nelle sue mani.

    ANNA.

Siete stanca di leggere, Bianca Maria?

    BIANCA MARIA.

Forse un poco stanca.... Questa primavera moribonda  gi cos ardente
che d la stanchezza e la soffocazione, come la grande estate.... Non
la sentite anche voi, Anna?

                          Ella chiude il libro.

    ANNA.

Avete chiuso il libro?

    BIANCA MARIA.

L'ho chiuso.

                          Una pausa.

    ANNA.

C' molta luce nella stanza?

    BIANCA MARIA.

S, molta.

    ANNA.

C' il sole su la loggia?

    BIANCA MARIA.

Gi discende per la colonna, sta per toccare la vostra nuca.

    ANNA solleva una mano per toccare la colonna.

Ecco, lo sento. Com' tiepida la pietra! Mi sembra di toccare una cosa
viva.... Siete voi nel sole, Bianca Maria? Una volta quando tenevo
contro i raggi i miei occhi morti, con le palpebre aperte, vedevo come
un vapore rosso, appena distinto, o di tratto in tratto una
scintillazione simile a quella che dnno le selci dure, quasi
dolorosa.... Ora, pi nulla: l'oscurit perfetta.

    BIANCA MARIA.

E i vostri occhi sono pur sempre belli e puri, Anna; e la mattina sono
pieni di freschezza, come se il sonno per loro fosse una rugiada.

    ANNA si copre gli occhi con ambe le palme poggiando
    i gomiti su le ginocchia.

Ah, il risveglio, ogni mattina, che orrore! Quasi tutte le notti io
sogno che ci vedo, sogno che una vista miracolosa m' venuta nelle
pupille.... E risvegliarsi sempre nelle tenebre, sempre nel buio.... Se
vi dicessi la peggiore delle mie tristezze, Bianca Maria! Quasi di tutte
le cose io mi ricordo, delle cose gi vedute nel tempo della luce: io mi
ricordo delle loro forme, dei loro colori, delle pi minute loro
particolarit; e le loro imagini intere mi sorgono nel buio se appena io
le sfiori con le mani. Ma della mia persona io non ho se non un ricordo
confuso come d'una defunta. Una grande ombra  caduta su la mia imagine;
il tempo l'ha offuscata, come offusca in noi le figure di coloro che
sono scomparsi. Il mio viso  vanito per me come il viso dei miei cari
sepolti.... Ogni sforzo  vano. So bene che il viso ch'io riesco ad
evocare finalmente, non  il mio viso. Ah, che tristezza! Di' tu,
nutrice, quante volte io t'ho pregata di condurmi davanti allo specchio.
Son rimasta l con la fronte contro il cristallo a ricordarmi, tenuta da
non so quale aspettazione insensata.... E quante volte anche mi comprimo
il viso con le palmecos, come oraper coglierne l'impronta nella
sensibilit delle mie mani. Ah, qualche volta mi sembra veramente di
portare impressa nelle mie mani la mia maschera fedele come quella che
si ricava col gesso dai cadaveri; ma  una maschera inerte.

                          Lentamente ella si scopre il viso e protende
                          le palme concave.

Comprendete voi l'atrocit di questa tristezza?

    BIANCA MARIA.

Come siete bella, Anna!

    ANNA.

La notte scorsa, ho fatto un sogno strano, indescrivibile. Una
vecchiezza improvvisa mi occupava tutte le membra; sentivo su tutta la
persona i solchi delle rughe; sentivo i capelli cadermi dal capo a
grandi ciocche sul grembo, e le mie dita vi s'impigliavano come in
matasse disciolte; le mie gencive si vuotavano e le mie labbra
v'aderivano molli; e tutto in me diventava informe e miserabile. Io
diventavo simile a una vecchia mendicante che m' nella memoria: a una
povera idiota ch'io vedevo tutti i giorniquando ero ancora nella mia
casa e mia madre era ancora vivatutti i giorni davanti al cancello del
giardino.... Te ne ricordi tu, nutrice? Si chiamava la Simona; e
balbettava sempre una stessa canzone sperando di farmi sorridere.... Che
strano sogno! E pure risponde a un sentimento penoso ch'io ho del mio
essere, qualche volta, se odo scorrere la vita.... Nel silenzio e nel
buio, qualche volta, io odo scorrere la vita con un rombo cos
terribile, Bianca Maria, che io vorrei morire per non udirlo pi. Ah,
voi non potete comprendere!

    BIANCA MARIA.

Io comprendo, Anna. Anche a me l'ora che passa, nella luce, d qualche
volta un'ansiet insostenibile. Sembra che noi attendiamo una cosa che
non accade mai. Nulla accade, da lungo tempo.

    ANNA.

Chi sa!

                          Una pausa.

Non sento pi il sole.

    BIANCA MARIA, volgendosi verso la loggia
    e guardando il cielo.

Passa una nuvola, ma  leggera: una nuvola d'oro, che ha la forma
d'un'ala. Tutti i giorni passano le nuvole nel cielo azzurro: salgono di
laggi, dal Golfo Argolico, e vanno verso Corinto. Le vedo nascere e
tramontare. Talune sono meravigliose. Qualche volta rimangono lungamente
su l'orizzonte e la sera s'accendono come roghi. Nessuna ancra versa
una stilla d'acqua. Tutta la campagna ha sete. Ieri da Carvati part un
pellegrinaggio per la cappella del profeta Elia a implorare la pioggia.
Dovunque  la siccit; e il vento solleva a grande altezza la polvere
dei sepolcri.

    ANNA.

Non amate questo paese, Bianca Maria?

    BIANCA MARIA.

 troppo triste. In certe ore mi sembra quasi spaventoso. Quando salimmo
a Micene per la prima volta io e mio fratello, due anni fa, era un
pomeriggio d'agosto, ardentissimo. Tutta la pianura d'Argo, dietro di
noi, era un lago di fiamma. Le montagne erano fulve e selvagge come
leonesse. Salivamo a piedi, in silenzio, attoniti, quasi senza respiro,
con gli occhi abbacinati. Di tratto in tratto un vortice silenzioso si
levava all'improvviso sul ciglio del sentiero, quasi una colonna fatta
di polvere e d'erbe aride; e ci seguiva senz'alcun rumore, col passo
d'un fantasma. Vedendolo appressarsi io non potevo difendermi da uno
sbigottimento istintivo, come se quelle forme misteriose rinnovellassero
in me il terrore che m'avevano inspirato gli antichi delitti. Sul
margine di una grande fossa Leonardo, raccogliendo la spoglia d'un
serpe, disse per gioco: Era nel cuore di Clitemnestra. E l'avvolse
come un nastro intorno al mio cappello. Il vento agitava dinnanzi ai
miei occhi la piccola coda luccicante, col frusco d'una foglia secca. E
una sete orribile mi bruciava la gola. Cercammo la fonte Perseia
nell'avvallamento, sotto la cittadella. Tanta era la mia fatica che,
come misi le mani e le labbra in quell'acqua gelida, venni meno. Quando
ripresi i sensi, mi parve di ritrovarmi in un luogo di sogno, fuori del
mondo, come dopo la morte. Il vento imperversava, e i vortici di polvere
si inseguivano su per l'altura disperdendosi nel sole che sembrava
divorarli. Una immensa tristezza mi cadde su l'anima: una tristezza non
mai provata, indimenticabile. Credetti d'esser giunta in un luogo
d'esilio senza ritorno; e tutte le cose presero ai miei occhi
un'apparenza funebre che mi dava non so qual presentimento
angoscioso.... Non dimenticher mai quell'ora, Anna! Ma Leonardo mi
sorreggeva e mi trascinava, tutto pieno di speranza e di coraggio. Egli
era certo di ritrovare intatti, nei loro sepolcri occulti, i suoi
principi Atridi. Mi diceva ridendo: Tu sembri la vergine Ifigena sul
punto d'esser tratta al sacrifizio! E pure la sua gaiezza e la sua
confidenza non mi rincuoravano.... Voi vedete, Anna, che ogni giorno la
sua aspettazione resta delusa. Questa terra maligna, ch'egli smuove
senza tregua, fino ad oggi non gli ha dato se non una febbre che lo
consuma. Se voi poteste vederlo, Anna, ne sareste inquieta....

    ANNA.

 vero. La sua voce qualche volta  come una fiamma soffocata. Ieri,
sentendo la sua mano scarna e arsiccia, pensai ch'egli fosse malato.
Egli mi stava accanto quando voi entraste: sussult come un uomo che ha
paura. Mentre voi eravate l, io lo sentivo fremere di tratto in tratto
come se le vostre parole lo facessero soffrire. Io ho un conoscimento
ben singolare per queste cose, Bianca Maria. I miei occhi sono chiusi
alla mia anima; per ella ode. Ella udiva ieri tremare quei poveri nervi
che soffrivano, ah con quanta pena! Io volevo parlarvi di questo, Bianca
Maria.

    BIANCA MARIA, con ansiet manifesta.

Credete che mio fratello sia veramente malato?

    ANNA.

Egli  forse stanco. Le sue forze sono esauste. La sua idea lo tormenta
come una passione. Forse, non dorme. Sapete s'egli dorma?

    BIANCA MARIA.

Non so, Anna. Da qualche tempo egli ha abbandonata la stanza dove prima
dormiva, contigua alla mia. Prima io conoscevo che il suo sonno era
profondo, dalla placidit del suo respiro. Ora egli  pi lontano.

    ANNA.

Forse, non dorme.

    BIANCA MARIA.

Forse. Le sue palpebre si sono enfiate e arrossite. Ma egli vive di
continuo in mezzo a quella polvere irritante; egli  sempre l, curvo a
frugare la rovina, a diseppellire le reliquie, a respirare l'esalazione
dei sepolcri. Ah che terribile volont  la sua! Io sono certa ch'egli
non si dar alcuna tregua finch non avr strappato alla terra il
segreto ch'egli cerca.

    ANNA.

Sembra che sia in lui un segreto.

    BIANCA MARIA.

Quale segreto?

    ANNA.

Chi sa!

                          Una pausa.

    BIANCA MARIA.

Da qualche tempo egli  mutato, profondamente. Era cos dolce con me,
una volta! Tutto io era per lui: la sola compagna della sua giovinezza.
Quante volte io l'ho veduto stanco, ma non come ora! Egli metteva la sua
anima su le mie ginocchia, come un fanciullo. Ora non pi. Quando io mi
accosto a lui, sembra ch'egli si chiuda. Una volta, quando lo sforzo del
suo pensiero gli faceva dolere la fronte, egli voleva ch'io gli tenessi
le dita su le tempie per addormentargli quella pulsazione dolente, e me
n'era grato come d'una medicina deliziosa. Ora non pi. Sembra ch'egli
mi sfugga. Voi m'avete detto, Anna, che le mie parole ieri lo facevano
soffrire....

    ANNA, con un accento penetrante.

Forse egli sente che qualche cosa di mutato  in voi, Bianca Maria.

    BIANCA MARIA, turbata.

In me?

    ANNA, con lo stesso accento.

Forse egli indovina la causa delle vostre malinconie, e se ne affligge.

    BIANCA MARIA.

La causa delle mie malinconie?

    ANNA, velando l'acutezza della sua indagine.

Voi non amate questo paese, e desiderate di partire.

    BIANCA MARIA.

Io sonoora e sempreobediente alle sue volont.

    ANNA.

Ecco, di nuovo, il sole. La vostra nuvola  trapassata. Com' caldo!
Quasi brucia. Datemi, vi prego, la mano, Bianca Maria. Aiutatemi ad
alzarmi e a discendere.

                          BIANCA MARIA le tende la mano, la solleva e
                          la conduce gi per i gradini. ANNA, tenendo
                          ancora la mano di lei nella sua e facendo
                          l'atto di stringersi a lei come per
                          ascoltarne il palpito, le fa la domanda
                          improvvisa.

Avete veduto stamani mio marito, prima ch'egli uscisse?

    BIANCA MARIA esita un istante.

S, l'ho veduto, in compagnia di mio fratello.

    ANNA.

Sapete dove sia andato?

    BIANCA MARIA.

Ha fatto sellare il suo cavallo; e s' allontanato per la via di Argo,
solo.

    ANNA.

Egli non ama pi il lavoro, da qualche tempo. Rimane lunghe ore assente;
quando torna,  silenzioso. Vi ricordate, Bianca Maria, delle prime
settimane, dopo il nostro arrivo? Vi ricordate del suo ardore?
Anch'egli, come Leonardo, aveva immensi tesori da scoprire; ma nella
sua propria anima. Sembrava che questa terra avesse, come nessun'altra,
la virt di esaltare il suo pensiero. L'onda della poesia era in lui
cos abondante ch'egli ne versava di continuo, quasi in ogni sua parola.
Vi ricordate? Ora  taciturno e assorto.

    BIANCA MARIA, quasi con trepidazione.

Forse medita qualche opera grande. Forse egli porta in s il peso di
qualche grande idea, ancora informe. Il suo genio sta forse per dare in
luce qualche meravigliosa creatura.

    ANNA.

Egli parla volentieri con voi, Bianca Maria. Non vi ha nulla rivelato?

    BIANCA MARIA, sempre con una leggera alterazione
    nella voce.

Che cosa potrebbe egli rivelare a me, che non abbia gi rivelato a voi,
cara Anna? Voi siete tanto vicina alla sua anima, tanto vicina!

    ANNA.

Io sono vicina alla sua anima come una mendicante presso una porta.
Forse egli non ha pi nulla da darmi.

    BIANCA MARIA, dolcemente.

Perch dite queste cose? Io vedo i suoi occhi quando si volgono a voi.
Il suo sguardo ripete sempre ch'egli non ha nulla di pi caro e che non
trova nulla di pi bello.... Come siete bella, Anna!

    ANNA.

Sembra che voi vogliate consolarmi di qualche bene ch'io abbia
perduto....

    BIANCA MARIA.

Perch dite queste cose?

    ANNA, in ascolto.

Avete udito? Torna Alessandro. Guarda, nutrice, dalla loggia s'egli
viene.

                          LA NUTRICE, rimasta sempre seduta su i
                          gradini impassibile, si leva e va su la
                          loggia a guardare.

    LA NUTRICE.

Non c' nessuno su la via.

    ANNA.

Mi pareva d'aver udito il passo del cavallo. Sar egli ancora lontano? 
gi tardi.

    BIANCA MARIA.

Dalla finestra della mia stanza si scorge tutta la via sino ad Argo.
Vado a vedere s'egli  in cammino.

                          Esce per la seconda porta a destra.




SCENA SECONDA.


  LA NUTRICE si accosta ad ANNA, che si copre il volto con le mani.


    ANNA.

Vorrei piangere, nutrice.

    LA NUTRICE, prendendole le mani per baciarle.

Che ha sul cuore la figliuola mia?

    ANNA.

Non so: qualche cosa che mi stringe, come un nodo; e poi.... non so
quale paura....

    LA NUTRICE.

Paura?

    ANNA.

Non so.... Lasciami sedere. Stammi accanto.

                          Ella si siede. LA NUTRICE le s'inginocchia
                          ai piedi. Ella, d'improvviso, china il capo
                          verso di lei.

Guarda, nutrice, se tu mi trovi qualche capello bianco. Io debbo avere
gi qualche capello bianco. Guarda bene, nutrice: qui, su le tempie;
qui, su la nuca. L'hai trovato;  vero? Uno solo? Molti? Sono molti?

    LA NUTRICE, che ha messo le dita nei capelli
    di lei.

Nessuno.

    ANNA.

Nessuno, veramente? Tu mi dici il vero?

    LA NUTRICE.

Nessuno.

    ANNA.

Sono giovine ancra? Dimmi: sembro giovine ancra? Dimmi il vero.

    LA NUTRICE.

Tanto giovine, ancra.

    ANNA.

Dimmi il vero!

    LA NUTRICE.

Perch dovrei ingannarti? Tu sei bianca come quelle statue. Nessuna
donna  bianca come tu sei....

    ANNA.

 vero. Cos mi disse Alessandro la prima volta che mi parl, nel tempo
lontano. Ah per ci io sono divenuta cieca, come le statue!... Che
diceva, dianzi, dei miei occhi Bianca Maria? Guardami negli occhi,
nutrice. Non sono come due pietre opache?

    LA NUTRICE.

Sono limpidi come due gemme.

    ANNA.

Sono morti, nutrice; sono senza sguardo. Non ti fanno un poco di
ribrezzo, quando li fissi? non ti dnno un poco di spavento? Dimmi il
vero.

    LA NUTRICE.

Ah, taci. Sono ancra vivi, sono ancra vivi. Un giorno, all'improvviso,
per la grazia di Dio, riavranno il lume che hanno perduto.

    ANNA.

Mai pi! Mai pi!

    LA NUTRICE.

Un giorno, all'improvviso: forse domani....

    ANNA.

Mai pi! Mai pi!

    LA NUTRICE.

Chi conosce la volont del Signore? Perch il Signore t'avrebbe lasciati
gli occhi cos belli se non volesse illuminarteli un'altra volta?

    ANNA.

Mai pi!

    LA NUTRICE.

Se la speranza veramente fosse morta, perch mi tremerebbe il cuore ogni
mattina quando tu mi chiami? Perch mi volgerei verso di te sempre con
la stessa attesa quando io apro le finestre della tua stanza, ogni
mattina, per lasciar entrare la luce?

    ANNA, con un fremito profondo.

Se fosse!

    LA NUTRICE.

Anche tu, non sogni tutte le notti che la vista  tornata nelle tue
pupille?

    ANNA.

Oh i sogni!

    LA NUTRICE.

Credi ai sogni! Credi ai sogni!

    ANNA.

Ecco Bianca Maria. Va, va, nutrice.

                          LA NUTRICE le bacia le mani, si leva ed esce
                          per la seconda porta a sinistra, avendo su
                          le labbra una preghiera silenziosa.




SCENA TERZA.

  Rientra BIANCA MARIA.


    ANNA.

Viene Alessandro?

    BIANCA MARIA.

Non si vede nessuno su la via di Argo. Appariva di lontano un polvero;
ma era un branco di capre. Forse egli torna deviando a traverso la
campagna. Forse  disceso alla fonte Perseia....

                          Sale i gradini e guarda dalla loggia, tra le
                          due colonne, contro il sole.

Il lavoro ferve, nell'Agora. Ieri furono trovate cinque stele funerarie,
indizii sicuri. Un gran nuvolo di polvere si leva dal recinto.  una
polvere rossastra; sembra che arda, nel sole. Ah, sembra che debba
penetrare nel sangue come un tossico.... Certo, Leonardo  l carponi, a
frugare con le sue proprie mani. Egli teme che l'urto del ferro spezzi
le cose fragili.

                          Si rivolge verso la cieca.

Se vedeste con che delicatezza toglie ogni frammento dal suo involucro
di terra! Sembra, a vederlo, che stia per mondare un frutto prezioso e
che tema di perdere pur una stilla del succo....

                          Una pausa. Ella scende verso la cieca, con
                          una repentina mollezza, nella zona del sole.

Mangereste, Anna, un'arancia profumata? Vorreste trovarvi ora in un
giardino siciliano?

    ANNA fa un gesto nell'aria come per trarre a s
    la fanciulla.

Che strana voce v' venuta alle labbra, ora, Bianca Maria! Sembra una
voce nuova: come una che dormiva e che si sveglia all'improvviso....

    BIANCA MARIA.

Vi stupisce il mio desiderio? Non vi piacerebbe d'avere su le ginocchia
un canestro di frutti? Ah, con che avidit io ne mangerei! A Siracusa
camminavamo nei boschi d'aranci, vedendo fra i tronchi splendere il
mare: gli alberi avevano su i rami gli antichi frutti e i nuovi fiori; i
petali ci cadevano sul capo come una neve odorante; e noi mordevamo la
polpa succulenta come si morde il pane.

    ANNA tende di nuovo le mani per attrarre mentre
    l'altra resta ancora un po' discosta.

L voi vorreste vivere. L, l  la gioia! Tutto il vostro essere chiede
la gioia, ha bisogno di gioia. Ah come deve brillare oggi la vostra
giovinezza! Il desiderio di vivere s'irradia dalla vostra persona come
il calore da un focolare. Lasciate che io riscaldi le mie povere mani!

                          BIANCA MARIA le si appressa, e si siede ai
                          piedi di lei su uno sgabello basso. Come
                          ANNA le tocca le gote, ella ha un brivido
                          palese.

    BIANCA MARIA.

Perch sono fredde le vostre mani, Anna?

    ANNA.

Tutto il vostro viso batte come un polso violento.

    BIANCA MARIA.

Il sole m'ha accesa. Di l, alla mia finestra, son rimasta a guardare
sotto il sole. La pietra del davanzale era quasi rovente. Qui, anche,
tutta la stanza omai  invasa dal sole. La striscia arriva l, sino ai
piedi dell'Ermete. Siamo sedute sul margine d'un rivo d'oro. Inchinatevi
un poco.

    ANNA, toccandola vagamente sul viso, su i capelli.

Come tu ami il sole! Come tu ami la vita! Ho udito un giorno Alessandro
dirti che somigliavi alla Vittoria che si dislaccia i sandali. Mi
ricordo.... ad Atene.... in un marmo dolce come un avorio, una figura
delicata e impetuosa che dava il desiderio del volo, d'una corsa aerea
senza termine.... Mi ricordo: la sua piccola testa si disegnava nella
curva dell'ala che pendeva in riposo dall'omero. Alessandro diceva che
l'impazienza del volo era diffusa in tutte le pieghe della tunica e che
nessun'altra imagine rappresentava pi vivamente il dono della celerit
divina.... Noi vivemmo per qualche tempo nell'incanto della sua grazia
giovenile. Ogni giorno salivamo all'Acropoli per rivederla....  vero
che voi le somigliate, Bianca Maria?

    BIANCA MARIA, turbata dalla maniera singolare
    della cieca che continua a toccarla.

Io sono senza ali. Voi me le cercate inutilmente.

    ANNA.

Chi sa! Chi sa! Le ali impalpabili sono quelle che volano pi lontano.
Ogni vergine pu essere una messaggera....

                          Una pausa. Ella continua a sfiorare con le
                          dita BIANCA MARIA. Questa fa un movimento
                          involontario, come per sottrarsi.

Non soffrite che io vi tocchi? Sento che siete bella, e vorrei
raffigurarmi la vostra bellezza. Vi ripugnano le mie mani?

    BIANCA MARIA le prende le mani e le bacia.

No, no, Anna.... Ma non so dirvi la sensazione che mi dnno. Sembra che
le vostre dita vedano.... Non so:  come uno sguardo che insista, che
prema.... Ciascuna delle vostre dita  come una palpebra che sfiori....
Ah, sembra che tutta l'anima discenda all'estremit delle vostre dita, e
che la carne perda la sua natura umana. Il colore di queste vene 
indicibile....

                          Ella pone le sue labbra nel cavo della mano
                          sinistra, tremando.

Non sentite le mie labbra su la vostra anima?

    ANNA, con una segreta disperazione.

Bruciano, Bianca Maria. E pesano, quasi che in loro sia raccolta tutta
la ricchezza della vita. Ah come debbono essere tentatrici le tue
labbra! Tutte le promesse e tutte le persuasioni debbono essere in loro.

    BIANCA MARIA.

Voi mi turbate.... La mia vita  chiusa in un breve cerchio, forse per
sempre. Io vi leggeva dianzi l'_Antigone_. Di tratto in tratto mi pareva
di leggere il mio Destino. Anch'io mi sono consacrata al fratello,
anch'io sono legata da un voto.

    ANNA con una tenerezza appassionata e inquieta.

 troppo grande la forza della tua vita perch si consumi nel
sacrifizio. Tu hai bisogno di vivere, tu hai bisogno di gioire, di
mordere i frutti, di sfogliare i fiori, cara anima. Mi sembra di sentire
in te un fuoco che divampa. Tutto il tuo sangue batte nel tuo viso, cos
stranamente.... Oh, non avevo ancora conosciuto un battito cos forte.
Il tuo cuore, il tuo cuore....

                          Ella le cerca nel petto il luogo del cuore e
                          s'inchina per ascoltarlo. Pronunzia con voce
                          pi sommessa, quasi con mistero, le seguenti
                          parole.

 terribile, il tuo cuore. Sembra che desideri il mondo.  folle di
bramosa....

    BIANCA MARIA.

Oh Anna!

                          Ella trema e si contrae, sotto le mani della
                          cieca, come sotto una tortura lenta che la
                          snervi e la sfinisca.

    ANNA.

Non tremare! Io sono come una tua sorella morta, che ritorni. Un tempo
batteva cos anche il mio sangue; e anche il mio desiderio era senza
limiti, verso l'immensit della vita. Io so quel che sogni, quel che
soffri e quel che attendi.... V', v' la felicit su la terra; pende su
ogni capo l'ora della felicit. Tu segui devota il fratello che abita le
rovine e fruga i sepolcri; ma tu non puoi rinunziare alla tua ora. Una
forza imperiosa s' levata dentro di te, a un tratto; e non t' pi
possibile reprimerla. Se pure tu riuscissi a troncarla, rimetterebbe
mille germogli dalle radici.  necessario che tu le ceda.

                          BIANCA MARIA nasconde la faccia nel grembo
                          della cieca e rimane in tale atto, tremando.

Non tremare! Io sono come una tua sorella morta, che ti guarda di l
dalla vita. Forse io sono per te come un'ombra; io sono in un altro
mondo. Tu vedi quel che io non vedo. Io vedo quel che tu non vedi.
Perci tu ti senti separata da me per un abisso. E tu non puoi
abbandonare la tua anima su la mia come abbandoni su le mie ginocchia il
tuo capo.  vero?

                          Ella mette le mani sui capelli della
                          reclinata, accarezzandoli; poi ve le
                          affonda.

Quanti capelli! Quanti capelli! Sono dolci alle dita come un'acqua
tiepida che scorra. Ma quanti! Ma quanti! Sono meravigliosi. Se ti si
sciogliessero, ti vestirebbero sino ai piedi. Ah, ecco che si sciolgono!

                          I capelli disciolti si spargono lungo le
                          spalle di BIANCA MARIA, si riversano gi per
                          la veste di ANNA, fluendo come un'onda
                          copiosa. Le mani della cieca ne seguono i
                          rivi.

Sono un torrente. Ti coprono tutta. Giungono sino a terra. Coprono anche
me. Quanti! Quanti! Hanno un profumo, hanno mille profumi.... Un
torrente pieno di fiori!... Ah, tu sei tutta bella, tu hai tutti i doni!

                          Ella si pone le mani su le tempie, su le
                          gote, convulsamente, con un gesto
                          d'angoscia, come sentendosi perduta. La sua
                          voce si vela.

Come potrebbe rinunziare a te colui che ti amasse? Come potresti
rimanere nell'ombra, tu che sei fatta per dare la gioia? Qualche parte
di te dormiva nel profondo, che ora s' risvegliata. Ora tu ti conosci;
 vero? Sono stata attenta al tuo passo, qualche volta. Tu ti muovi come
se tu seguissi in te una melodia conosciuta.... Ah se io medesima
potessi dirti la parola della felicit, Bianca Maria!

                          BIANCA MARIA singhiozza, sepolta sotto le
                          sue chiome, soffocatamente.

Tu piangi?

                          Ella tra le chiome le cerca le palpebre, per
                          sentire le lacrime.

Tu piangi! Tu piangi! Ah che piet di noi!

                          Una pausa. BIANCA MARIA singhiozza, sempre
                          nella stessa attitudine. ANNA si volge
                          inquieta verso una delle porte. Una grande
                          ansiet si manifesta nel suo viso, poich
                          ella ode un passo rapido su per la scala.

Ecco Alessandro!

                          BIANCA MARIA balza in piedi, col volto
                          nascosto dalle chiome che la coprono tutta,
                          fremente e sbigottita, nella zona del sole.




SCENA QUARTA.

  Entra ALESSANDRO per la prima porta a destra, portando fra le mani
  un fascio di fiori selvaggi, un poco ansante e acceso. Egli si
  sofferma vedendo BIANCA MARIA in quell'aspetto, e il suo turbamento
   manifesto.


    ANNA, con la voce ridivenuta calma e dolce.

Di dove vieni, Alessandro? Ti abbiamo aspettato lungamente. Bianca Maria
guardava dalla finestra la via di Argo per scoprire il tuo cavallo; ma
tu non apparivi. Di dove vieni?

                          ALESSANDRO, con una voce limpida e vivida,
                          con modulazioni semplici e sobrie che
                          rilevano la forza di un sentimento spontaneo
                          e profondo in tutte le cose ch'egli dice.

Ho cavalcato per le campagne, alla ventura. Ho attraversato l'Inaco che
non ha una stilla d'acqua. Tutte le campagne sono coperte di piccoli
fiori selvaggi che muoiono; e il canto delle allodole riempie tutto il
cielo. Ah che meraviglia! Non avevo mai udito un canto cos impetuoso.
Migliaia di allodole, una moltitudine senza numero.... Balzavano da ogni
parte, si scagliavano verso il cielo con la veemenza delle fionde,
parevano folli, si perdevano nella luce senza pi riapparire, quasi le
consumasse il canto o le divorasse il sole.... Una  caduta
all'improvviso ai piedi del mio cavallo, pesante come una pietra, ed 
rimasta l, morta, fulminata dalla sua ebrezza, per aver cantato con
troppa gioia. L'ho raccolta. Eccola.

    ANNA, tendendo la mano verso di lui
    per prendere l'allodola.

Ah,  tiepida ancra. Com' molle e delicata la sua gola! Cantava,
dianzi.... Guardate, Bianca Maria.

                          BIANCA MARIA si accosta con timidezza, nella
                          confusione delle sue chiome.

Voi tremate.... Ella  vergognosa dei suoi capelli, Alessandro. Ella
m'era seduta accanto, dianzi, quando si sono sciolti sotto le mie mani e
a un tratto mi hanno inondata.... Un prodigio! Ella dev'esserne tutta
coperta. Tu la vedi, tu la vedi! Siete nel sole, Bianca Maria? Dlle i
tuoi fiori, Alessandro, dlle i tuoi fiori.

                          BIANCA MARIA fa l'atto di raccogliere i
                          capelli e di torcerli su la nuca
                          vivacemente.

    ALESSANDRO attonito e perplesso, ma sorridendo,
    si avanza verso la fanciulla.

Prendete questi fiori, Bianca Maria.

                          BIANCA MARIA tende le mani, dopo aver
                          raccolti in confuso i capelli, e si discopre
                          il viso su cui appaiono ancora le tracce
                          delle lacrime.

Avete pianto?

    ANNA.

Ella mi leggeva l'_Antigone_. D'un tratto, la piet l'ha vinta....

    ALESSANDRO.

Avete pianto per Antigone!

    ANNA.

Ella era sui gradini della loggia, vedeva i turbini di polvere levarsi
dall'Agora; e il pensiero del fratello l'angosciava....

    ALESSANDRO.

Voi leggevate il racconto del custode.... Non  mai tanto bella Antigone
come sotto quella tempesta di polvere infiammata, nella pianura arida,
mentre urla e impreca, sul cadavere nudo del fratello.  vero? Seduti su
la collina, contro il vento, per fuggire l'odore del corpo putrefatto, i
custodi aspettano con gli occhi chiusi che passi la tempesta accecante;
ed ella, imperterrita in mezzo a quel fuoco atroce, raccoglie a piene
mani la polvere e la versa sul cadavere.... Ah sempre cos io la vedo!
Ella non  cos bella e grande quando conduce per la mano Edipo o quando
va al supplizio.  vero? Avrei voluto essere qui mentre leggevate,
Bianca Maria. Non vi ho mai udita leggere.

    ANNA.

Perch non leggete ancora qualche pagina?

    BIANCA MARIA.

Non ho il libro.

    ANNA.

Lo avete lasciato sul davanzale della finestra?

    BIANCA MARIA.

L'ho lasciato.... non so dove, Anna.

    ALESSANDRO.

Voi mi leggerete, un giorno.

    BIANCA MARIA.

Quando vorrete, legger.

    ALESSANDRO.

Un giorno io vorrei udirvi leggere l'_Elettra_ di Sofocle, all'ombra
della Porta dei Leoni.

    ANNA.

Ah, l'invocazione alla luce!

    ALESSANDRO.

Un giorno vorrei udirvi leggere un mio poema.

    ANNA.

Quale dei tuoi poemi?

    ALESSANDRO, incerto.

Quale?

                          Una pausa. Giunge per la loggia aperta un
                          clamore confuso. BIANCA MARIA sale
                          rapidamente i gradini e guarda verso
                          l'Acropoli.

    BIANCA MARIA, animandosi.

Sono gli uomini nell'Agora. Gridano di gioia. Forse hanno scoperto un
sepolcro; forse hanno trovato il Re.... Leonardo! Leonardo!

    ALESSANDRO, salendo verso di lei.

Vedete Leonardo?

    BIANCA MARIA.

No, non lo vedo.... La polvere nasconde tutto; il vento  pi forte.
Egli dev'essere l, in ginocchio, sotto la polvere.... Leonardo!

    ALESSANDRO.

La vostra voce non giunge sino a lui. Egli non pu udirvi.

    BIANCA MARIA.

Non gridano pi. Ascoltate!

                          I capelli le cadono dalla nuca novamente
                          disciolti.

    ALESSANDRO.

Non gridano pi. Non si sente pi nessun rumore.

                          Una pausa. I due rimangono per qualche
                          attimo l'uno accanto all'altra, muti. Il
                          vento spinge verso ALESSANDRO i capelli di
                          BIANCA MARIA.

    ANNA.

 strano questo silenzio.

                          I due discendono per i gradini, pensosi.
                          All'improvviso, sentendosi tirare i capelli,
                          BIANCA MARIA getta un piccolo grido. La
                          cieca balza in piedi, tremando. L'allodola
                          morta le cade dal grembo.

Alessandro!

    ALESSANDRO, tentando di ridere.

Non  nulla, Anna. Qualche capello di Bianca Maria s' intricato nel
castone del mio anello e s' strappato.... Avete provato dolore?

    BIANCA MARIA.

Oh, appena....

                          Deposti i fiori su un gradino, ella tenta
                          ancora di frenare i capelli.

    ALESSANDRO.

Perdonatemi. Io non me n'era avveduto....

    ANNA, con semplicit, dissimulando.

Sono morbidi i capelli di Bianca Maria! Hai tu sentito, Alessandro? Io
vorrei averli sempre fra le mie dita, come una filatrice.

                          Ella si accosta a BIANCA MARIA brancolando e
                          si appoggia all'omero di lei, con un atto
                          carezzevole.

    ALESSANDRO, tentando ancora di ridere.

Oh, io non ho osato di toccarli. Il vento li ha spinti verso di me. E
la rapina  involontaria: alcuni fili di seta per legare insieme le
pagine sparse....

                          Egli cerca di districare i capelli rimasti
                          dal castone.

Ma sono inestricabili. Quali nodi sa comporre il Caso!

    BIANCA MARIA, trasalendo.

Ascoltate!

                          Giunge un nuovo clamore.

Gridano ancra.

    ANNA.

Qualche grande apparizione....

    ALESSANDRO.

Avete notato, Bianca Maria, come Leonardo era inquieto e ansioso,
stamani? Pareva ch'egli escisse da una febbre notturna.... Forse egli
era stato visitato in sogno dal Re degli Uomini e s'era svegliato con
qualche gran presentimento. Non vi faceva pena l'ardore dei suoi occhi?
Io non potevo guardarlo senza soffrire. Ho pensato lungamente a lui, per
la campagna. Io speravo ch'egli volesse venir meco: avrebbe ascoltato il
canto delle allodole, e raccolto qualche fiore con quelle sue dita che
non conoscono se non le pietre e la polvere da troppo tempo. Ah, da
troppo tempo egli si curva su la terra dura e grigia! Affascinato dai
sepolcri egli ha dimenticato la bellezza del cielo. Bisogna che io lo
strappi finalmente al maleficio....

    BIANCA MARIA.

Voi solo potete farlo. Voi sapete quale sia il vostro potere su lui.

    ANNA, a bassa voce.

 malato;  molto malato.

                          BIANCA MARIA la guarda, con un sussulto,
                          sbigottita, lasciando cadere il fascio dei
                          fiori.

    ALESSANDRO.

Veramente in certe ore egli ha l'aspetto di un uomo colpito da un
maleficio. Questa volta, la terra ch'egli fruga  maligna: sembra che
debbano ancora escirne le esalazioni delle colpe mostruose. La
maledizione che pes su quegli Atridi era cos truce che veramente
sembra debba esserne rimasto qualche vestigio ancora temibile nella
polvere che fu calpestata da loro. Io comprendo come Leonardo, che vive
della pi intensa vita interiore, ne sia turbato sino alla frenesa. Io
temo che i morti ch'egli cerca, e che non riesce a scoprire, si sieno
rianimati dentro di lui violentemente e respirino dentro di lui col
tremendo soffio a loro infuso da Eschilo, enormi e sanguinosi come gli
sono apparsi nell'_Orestiade_, percossi senza tregua dal ferro e dalla
face del loro Destino. Ah quante notti io l'ho veduto entrare nella mia
stanza e sedersi accanto al mio letto, col libro che lo rendeva insonne!
Quante notti egli ha vegliato con me, leggendo ad alta voce quei grandi
versi che lo affaticavano come gridi, troppo smisurati pel nostro
respiro umano! Al contatto della terra maledetta, ogni giorno, ogni
giorno, egli deve sentir crescere la sua febbre. Tutta la vita ideale di
cui s' nutrito deve avere assunto in lui le forme e i rilievi della
realt. Io penso che ad ogni colpo di piccone egli debba ora tremare per
tutte le ossa, ansioso di vedere apparire veramente il volto di un
Atride, ancora intatto, con i segni ancora visibili della violenza
sofferta, dell'eccidio crudele....

    BIANCA MARIA.

Udite! Udite!

                          S'ode un nuovo clamore, pi lungo. BIANCA
                          MARIA agitata, impaziente, sale alla loggia;
                          guarda verso l'Agora, nel gran sole.

Sono saliti su la muraglia.... due, tre, quattro uomini su la
muraglia.... Gridano, gridano di gioia, gridano verso di me, agitano le
braccia.... Guardate! Guardate!

                          ANNA ha afferrato il polso di ALESSANDRO e
                          lo tiene stretto, restando a pi degli
                          scalini, convulsa dall'ansiet. BIANCA
                          MARIA si avanza su la loggia, si sporge
                          dalla balaustrata, gridando. Negli
                          intervalli, tra le sue frasi brevi, sembra
                          ch'ella colga i cenni e qualche parola del
                          fratello che si avvicina rapidamente.

Leonardo! Vedo Leonardo!...  l,  l.... Lo vedo.... Ora esce dalla
Porta dei Leoni; viene gi di corsa;  tutto bianco di polvere.... Una
grande cosa! Una grande cosa!... Fratello!... Ah!  caduto.... gli 
mancato un piede contro un sasso.... Dio mio!... Si rialza; corre....
Fratello!... Eccolo! Eccolo!... I sepolcri... Ha scoperto i sepolcri....
tutti i suoi sepolcri.... Dio sia lodato!... Ah che gioia, che gioia!...
Fratello mio!... Eccolo!  qui! Viene!

                          Ella ridiscende nella stanza, corre verso la
                          porta e l'apre.

Finalmente! Finalmente!... Eccolo che entra, eccolo che sale....
Finalmente, tutta la gioia, tutta la gioia!... Fratello! Fratello!




SCENA QUINTA.

  Entra LEONARDO per la prima porta a destra, bianco di polvere,
  grondante di sudore. I suoi occhi brillano nel volto quasi
  irriconoscibile. L'ansia gli impedisce di parlare; e le sue mani
  tremano forte, imbrattate di terra, piene di scalfitture
  sanguinanti. Tutta la stanza  inondata dal sole.


    LEONARDO.

L'oro, l'oro.... i cadaveri.... Una immensit di oro.... I cadaveri
tutti coperti d'oro....

                          L'ansia lo soffoca. BIANCA MARIA e
                          ALESSANDRO sono presso di lui, anelanti,
                          invasi dalla stessa commozione. ANNA  in
                          piedi, sola: appoggiata allo spigolo della
                          tavola, si protende verso la voce del
                          sopravvenuto.

    BIANCA MARIA, con una pietosa tenerezza.

Clmati, clmati, Leonardo; riprendi il respiro; riposati un minuto....
Hai sete? Vuoi bere?

    LEONARDO.

Oh, s, dammi da bere! Muoio di sete.

                          BIANCA MARIA va verso il tavolo. Riempie
                          d'acqua un bicchiere e glie lo porge. Egli
                          lo beve avidamente, d'un fiato.

    BIANCA MARIA, tremando.

Povero fratello!

    ALESSANDRO.

Siedi; ti prego! Ripsati un minuto....

    LEONARDO, toccando la spalla di ALESSANDRO.

Ah perch non c'eri? Perch non c'eri? Tu, tu dovevi essere l,
Alessandro! La pi grande e la pi strana visione che sia mai stata
offerta a occhi mortali; un'apparizione allucinante; una ricchezza
inaudita; uno splendore terribile, rivelato a un tratto, come in un
sogno sovrumano.... Non so dire, non so dire quel che io ho veduto. Una
successione di sepolcri: quindici cadaveri intatti, l'uno accanto
all'altro, su un letto d'oro, con i visi coperti di maschere d'oro, con
le fronti coronate d'oro, con i petti fasciati d'oro; e da per tutto, su
i loro corpi, ai loro fianchi, ai loro piedi, da per tutto una
profusione di cose d'oro, innumerevoli come le foglie cadute da una
foresta favolosa: una magnificenza indescrivibile, un abbagliamento
immenso, il pi fulgido tesoro che la Morte abbia adunato nell'oscurit
della terra, da secoli, da millennii.... Non so dire, non so dire quel
che io ho veduto. Ah tu, tu dovevi essere l, Alessandro! Tu solo
avresti saputo dire....

                          Si arresta un istante, come oppresso
                          dall'ambascia. Tutti pendono dalle sue
                          labbra febrili.

Per un attimo l'anima ha varcato i secoli e i millennii, ha respirato
nella leggenda spaventosa, ha palpitato nell'orrore dell'antica strage.
I quindici cadaveri erano l, con tutte le loro membra, come se vi
fossero stati deposti allora allora, dopo l'uccisione, leggermente arsi
dai roghi troppo presto spenti: Agamennone, Eurimedone, Cassandra e la
scorta regale: sepolti con le loro vesti, con le loro armi, con i loro
diademi, con i loro vasi, con i loro gioielli, con tutte le ricchezze
loro.... Ti ricordi, ti ricordi, Alessandro, di quel passo d'Omero? E
giacevano, tra i vasi e le tavole imbandite; e tutta la stanza era
bruttata di sangue. E io udiva la voce lamentosa della figlia di
Cassandra, che la perfida Clitemnestra sgozzava accanto a me.... Per un
attimo l'anima ha vissuto d'una vita antichissima e violenta. Essi erano
l, gli uccisi: il Re dei Re, la principessa schiava, l'auriga e i
compagni: l, sotto i miei occhi per un attimo, immobili. Come un vapore
che si esala, come una schiuma che si strugge, come una polvere che si
disperde, come non so che indicibilmente labile e fugace, tutti si sono
dileguati nel loro silenzio. M' parso che sieno stati inghiottiti dallo
stesso silenzio fatale ch'era intorno alla loro immobilit raggiante.
Non so dire quel che  avvenuto.  rimasto l un ammasso di cose
preziose, un tesoro senza pari, il testimonio di tutta una grande
civilt ignorata.... Tu vedrai, tu vedrai.

    ANNA, sommessamente.

Che sogno!

    ALESSANDRO.

Che gloria! Che gloria!

    LEONARDO.

Tu vedrai. Le maschere d'oro.... Ah, perch non eri l, al mio
fianco?... Le maschere difendevano i volti dal contatto dell'aria, e i
volti dovevano esser rimasti dunque ancora integri. Uno dei cadaveri
superava di statura e di maest tutti gli altri, cinto d'una larga
corona d'oro, con la corazza, col balteo, con gli schinieri d'oro,
circondato di spade, di lance, di pugnali, di coppe, cosparso
d'innumerevoli dischi d'oro gittati a piene mani sul suo corpo come
corolle, pi venerabile di un semidio. Mi sono chinato sopra di lui,
mentre si disfaceva nella luce, ed ho sollevato la maschera pesante....
Ah, non ho dunque visto veramente la faccia di Agamennone? Non era
quello forse il Re dei Re? La sua bocca era aperta, le sue palpebre
erano aperte.... Ti ricordi, ti ricordi di Omero? Come io giaceva
morente, sollevai le mani verso la mia spada; ma la femmina dagli occhi
di cane si allontan, e non volle chiudermi le palpebre e la bocca nel
punto in cui io discendeva alla dimora di Ade. Ti ricordi? Ora, la
bocca del cadavere era aperta, le palpebre erano aperte.... Egli aveva
una gran fronte, ornata d'una foglia rotonda d'oro; il naso lungo e
diritto; il mento ovale; e, come ho sollevata la corazza, m' parso
perfino di intravedere il segno ereditario della stirpe di Pelope dalla
spalla d'avorio.... Tutto  dileguato nella luce. Un pugno di polvere e
un ammasso d'oro....

    ALESSANDRO, attonito e abbagliato.

Tu parli come uno che esca da un'allucinazione, come uno che sia in
preda a un delirio. Quel che tu dici  incredibile.... Se hai veduto
veramente quel che tu dici, tu non sei pi un uomo.

    LEONARDO.

Ho veduto, ho veduto!... E Cassandra! Come abbiamo amata la figlia di
Priamo, il fiore del bottino! Ti ricordi? Come tu l'hai amata, dello
stesso amore d'Apollo! Ella ti piaceva muta e sorda sul suo carro, per
quel suo aspetto di fiera presa di recente, per il fuoco delfico che
covava sotto la sua lingua sibillina. Pi d'una notte le sue grida
profetiche mi hanno risvegliato.... Ed ella era l, dianzi, supina su un
letto di foglie d'oro, con innumerevoli farfalle d'oro su la sua veste,
con la fronte cinta d'un diadema, con il collo ornato di collane, con le
dita piene d'anelli; e una bilancia d'oro era posata sul suo petto, la
bilancia simbolica in cui si pesano i destini degli uomini, e una
infinit di croci d'oro, formate con quattro foglie di lauro, la
circondava; e i suoi due figli Teledamo e Pelope, fasciati dello stesso
metallo, erano ai suoi fianchi come due agnelli innocenti.... Cos l'ho
veduta. E t'ho chiamato ad alta voce, mentre ella scompariva. E tu non
eri l! Vedrai il suo involucro, toccherai la sua cintura vuota....

    ALESSANDRO, impaziente e agitato.

Bisogna ch'io veda, bisogna ch'io corra....

    LEONARDO, lo ritiene per la mano, spinto da un
    bisogno irresistibile di parlare ancora, di comunicare
    agli altri tutta la sua eccitazione febrile.

Vasi meravigliosi, a quattro anse, ornate di piccole colombe, simili
alla coppa di Nestore in Omero; grandi teste di bue, tutte d'argento
massiccio, con le corna tutte d'oro; migliaia di piastre lavorate in
forma di fiori, di foglie, d'insetti, di conchiglie, di polpi, di
meduse, di stelle; animali fantastici d'oro, d'avorio, di cristallo;
sfingi, grifi, chimere; figurine di divinit con le braccia e la testa
cariche di colombe; tempietti con torri coronate di colombe ad ali
aperte; cacce di leoni e di pantere, cesellate su le lame delle spade e
delle lance; pettini d'avorio, braccialetti, fermagli, suggelli,
scettri, caduci....

                          Mentre egli evoca questi splendori, ANNA si
                          lascia cadere su una sedia e si copre il
                          volto con le palme, china, poggiata i gomiti
                          su le ginocchia.

    ALESSANDRO, liberandosi.

Lasciami andare! Lasciami andare!

    LEONARDO, levandosi, frenetico.

Vengo con te. Andiamo!

    BIANCA MARIA, abbracciando il fratello e supplicandolo,
    mentre i capelli le si disfanno e cadono
    di nuovo.

No, no, Leonardo. Ti prego! Rimani qui un poco, ripsati un poco,
riprendi almeno il respiro! Tu sei troppo stanco; tu sei sfinito....

    ALESSANDRO.

Io vado, io vado.

                          Esce per la porta della scala.

    BIANCA MARIA, tenendo ancora il fratello tra
    le braccia pietosamente.

Oh, come sei ridotto, povero fratello, povero fratello! Sei tutto
grondante.... Il sudore si  mescolato alla polvere.... Hai il viso
quasi nero.... E questi poveri occhi, questi poveri occhi! Come sono
infiammati! Hai le palpebre rosse e gonfie come se tu avessi pianto un
anno intero.... Non ti dolgono? Oh, come ti debbono dolere, poveri
occhi! Io ti dar un'acqua ch'io so, per lavarli, per rinfrescarli. Ora
tu ti riposerai,  vero? Tu ti riposerai ora che il tuo voto 
compiuto.... Tu ti sei coperto di gloria; tu splendevi, dianzi, quando
sei entrato, tu splendevi di tutto quel tuo oro....

                          Ella quasi lo copre con i suoi capelli
                          abbandonata contro il petto di lui.
                          Infinitamente tenera, ella gli asciuga con i
                          suoi capelli la fronte, gli occhi, le gote,
                          il collo; ella lo avvolge tutto nella sua
                          dolcezza. LEONARDO sembra quasi ripugnante,
                          rigido, con una straordinaria espressione di
                          dolore e di terrore sul suo viso estenuato,
                          soffuso d'una pallidezza mortale.

Lascia che io ti asciughi, lascia che io ti asciughi! Non so dirti la
pena che tu mi fai.... Non so quel che vorrei darti per addolcire la
tua stanchezza, per calmare il tuo sangue, per ravvivare il tuo colore;
non so quale balsamo, non so quale bevanda.... Ah, quanti giorni, quanti
giorni tu sei rimasto l, contro la terra, dentro le fosse, a
inghiottire la polvere maledetta, a logorarti le mani su le pietre,
senza tregua, senza tregua! Povere mani! Sono tutte lacere, macchiate di
sangue, con l'unghie spezzate, quasi senza pi carne, secche come
l'esca.... Non ti dolgono? Povere mani! Io ti dar una pasta che ho,
tanto dolce, profumata di violette,che te le guarir in poco tempo, te
le far morbide e bianche com'erano una volta.... Io mi ricordo: tu
avevi le mani tanto belle e fini.... Come tremi! Come tremi!

                          ANNA subitamente leva il capo.

Tu devi sentirti morire dalla stanchezza. Hai tesa la tua vita come un
arco, fino a spezzarla! Non hai una vena che non ti tremi.... Tutti i
nervi ti tremano nel corpo come le corde che si allentano.... Tu soffri,
tu soffri....

                          Ella sembra colpita dal ricordo delle parole
                          pronunciate da ANNA. Si arresta, con
                          un'espressione d'angoscia. Poi prende fra le
                          mani il capo del fratello, cercando di
                          guardarlo nelle pupille.

Tu non hai nulla contro di me;  vero? Io non ho fatto nulla,  vero?,
non ho fatto nulla che t'abbia dato dolore. Dimmelo, dimmelo, Leonardo!
Rispondi!

    LEONARDO con la voce spenta, tentando di
    sorridere.

Oh, nulla!

    BIANCA MARIA.

Non t'ho mai amato come ora, fratello. La mia tenerezza per te non  mai
stata tanto profonda. Tu sei il mio continuo pensiero; tu sei tutto per
me. Portami con te dove vuoi, nel deserto pi sterile, nella rovina pi
desolata; e se tu sorridi, e se tu sei contento, io sono felice. Voglio
stare anch'io con te in mezzo alla polvere, voglio logorarmi anch'io le
mani su le pietre, voglio anch'io raccogliere le ossa dei morti; ma tu
devi sorridere, ma tu devi avere la fronte serena.... Ti ricordi? Ti
ricordi? A Siracusa tu cantavi in mezzo al tuo lavoro e pareva che tu
avessi nell'anima la bellezza della statua che tu cercavi. Io sceglievo
per te gli aranci pi dolci per portarteli; e tu non volevi mangiarli
se non mondati dalle mie dita. Ti ricordi? Quando eri stanco,
t'addormentavi col capo su le mie ginocchia, all'ombra degli olivi; e io
custodivo il tuo sonno calmo, pensando alla statua che tu cercavi. Ah da
quanto tempo, da quanto tempo io non ti guardo dormire! Tu devi avere un
bisogno infinito di dormire, di dormire.... Tu non puoi pi sollevare le
palpebre.... Vieni, vieni, nella tua stanza. Io voglio aiutarti. Lascia
che io sia per te come la madre! Bisogna che tu dorma, che tu dorma d'un
sonno lungo e profondo; bisogna che tu lasci rischiarare la tua anima
come un'acqua tranquilla.... Quando ti risveglierai vedrai tutto l'oro
che hai scoperto, come in fondo a te. E io sar ancora al tuo
capezzale. Vieni, vieni!

                          Egli cerca di sottrarsi all'avvolgente
                          dolcezza, come in preda a uno strazio
                          insostenibile.

Non voglio pi sentirti tremare cos! Non voglio pi sentirti tremare
cos! Vieni!

    LEONARDO.

Bisogna che io torni lass.

    BIANCA MARIA.

Non  possibile.  mezzogiorno. Non vedi? Il sole  da per tutto: un
sole che brucia.... Non hai lasciato lass i tuoi custodi?

    LEONARDO.

Bisogna che io torni, bisogna che io torni....

    BIANCA MARIA.

Non  possibile. Tu non puoi tornare lass cos come sei.... Tu cadresti
per via.... Ascolta la tua sorella! Sembra che tu sia per venir meno....
Lascia che io ti porti!

                          Ella lo spinge, circondandogli le spalle con
                          un braccio, coprendolo quasi con i capelli,
                          teneramente. Egli  smorto e disperato. ANNA
                          si leva in silenzio e si tende verso di loro
                          in ascolto, mentre essi escono per la
                          seconda porta a destra. La stanza  inondata
                          dal sole.




SCENA SESTA.

  ANNA, rimasta sola, fa qualche passo incerto, oppressa da un'oscura
  tristezza.


    ANNA, con una voce sorda, quasi interiore.

Nessuno m'ha parlato. Io sono in un'altra vita.... E tutto quell'oro
funebre.... E quella povera anima tremante.... E tutta quella dolce vita
che arde nella bella creatura....

                          I suoi piedi incontrano il fascio dei fiori
                          caduto dalle mani di BIANCA MARIA.

Ah, i fiori selvaggi ch'egli ha raccolti per lei!

                          Ella si china, prende tutto il fascio e vi
                          affonda il viso, rimanendo muta per qualche
                          attimo.

Vorrei piangere.

                          Fa ancora qualche passo.

Nutrice! Nutrice!

    LA NUTRICE, accorrendo dalla seconda porta
    a sinistra.

Eccomi, sono qui.

                          Prende una mano della cieca e la bacia.

    ANNA.

L'ora?

    LA NUTRICE.

 mezzogiorno.

    ANNA.

Tieni: prendi questi fiori; mettili in un vaso d'acqua.

    LA NUTRICE.

Sono gi tutti appassiti; non possono pi vivere.

    ANNA, lasciando cadere il fascio.

Andiamo....

                          Nell'atto di muoversi, guidata dalla
                          NUTRICE, si arresta e si volge in dietro,
                          ricordandosi.

Ah! Guarda, nutrice, l: cerca sul pavimento....

    LA NUTRICE, chinandosi per cercare.

Che hai perduto?

    ANNA.

Cerca l.... C' un'allodola morta.




ATTO SECONDO.




Una stanza nell'appartamento di LEONARDO. Lungo le pareti, dipinte d'un
color rosso cupo, sorgono grandi scaffali a varii palchi, che contengono
i tesori trovati nei sepolcri dell'Agora. Le coppe, i pettorali, le
maschere, i diademi, le else, le cinture d'oro brillano confusi
nell'ombra. Su due tavole inclinate in forma di bare sono disposte le
ricchezze che vestivano i cadaveri di Agamennone e di Cassandra, per
modo che gli abbigliamenti e gli ornamenti disegnano le figure dei corpi
assenti. Alcuni cofani pieni di ori, alcuni vasi di rame pieni di ceneri
sono a pi delle due tavole. Una porta chiusa  nella parete destra. Nel
fondo un balcone  aperto e guarda la pianura di Argo e le montagne
lontane. S'avvicina l'ora del tramonto.




SCENA PRIMA.

  BIANCA MARIA, in piedi,  in atto di ordinare la suppellettile
  meravigliosa. Ella si china a prendere dai cofani le collane, le
  armille, i pettini, le rotelle, gli idoletti per disporli su una
  delle tavole, intorno alla larva aurea della profetessa. Alcune
  spirali di filo d'oro vengono sotto le sue dita: piccole spirali che
  erano usate per ritenere intorno alla fronte le ciocche prolisse.
  Ella tenta di fermarle nei suoi capelli, curiosamente. S'ode, di
  dietro la porta, la voce di ALESSANDRO.


    ALESSANDRO.

Leonardo, sei l?

    BIANCA MARIA, trasalendo, esitando.

Mio fratello  uscito da qualche minuto.... Non so dove sia andato....

                          Ella va verso la porta e l'apre. Appare su
                          la soglia ALESSANDRO.

    ALESSANDRO, quasi timidamente.

Ah, siete sola.... sola in mezzo all'oro.... Cercavo di Leonardo.

    BIANCA MARIA.

Non so dove sia andato.... Forse  disceso alla fonte Perseia....

                          Entrambi evitano di guardarsi.

    ALESSANDRO, dando un passo per entrare.

Voi siete rimasta a custodire i tesori, Bianca Maria.... Che facevate?

    BIANCA MARIA.

Ricomponevo intorno a Cassandra i suoi gioielli. Vedete? Tutto quel
cofano n' pieno. Ho promesso a mio fratello che ogni cosa, al suo
ritorno, sar in ordine, prima di sera....

    ALESSANDRO.

Volete che io vi aiuti?  gi tardi.

    BIANCA MARIA.

 gi tardi....

    ALESSANDRO, avanzandosi verso la spoglia.

 strano! Sembra che dall'adunazione dell'oro esca quasi una figura
indistinta.... Il crepuscolo, o una lampada di notte, potrebbe illudere
gli occhi, creare novamente la forma intera. Certo, Leonardo conosce
questo inganno. Egli deve aver riveduto pi d'una volta l'aspetto della
Priamide.

    BIANCA MARIA, sospirando.

Ah, sembra che i suoi occhi non vedano omai se non i fantasmi!

    ALESSANDRO, dolcemente.

Io non sono meno triste di voi, Bianca Maria, per lui. Lo cercavo,
sperando.... Da qualche giorno, quando egli  meco, sembra di continuo
incalzato dall'ansiet di rivelarmi un segreto. Io allora lascio cadere
su noi il silenzio; e aspetto, non meno ansioso di lui. Sembra che le
sue labbra si gnfino, che sieno per aprirsi. Ma egli rinunzia; rimane
chiuso. E io non oso interrogarlo, temendo di strappargli a forza una
parola che la sua anima non pu ancora dirmi. E noi soffriamo insieme,
oscuramente.

                          Una pausa.

Che pensate, Bianca Maria?

    BIANCA MARIA, scotendo da s il suo pensiero.

Volete dunque aiutarmi? Fra poco torner mio fratello.

                          Ella si china sul cofano. In quel punto
                          ALESSANDRO la guarda.

    ALESSANDRO.

Che avete tra i capelli?

                          Si avvicina a lei.

    BIANCA MARIA, confusa.

Ah, le spirali.... Le ho messe per prova. Volevo mostrarle cos a
Leonardo che pare abbia ancora qualche dubbio sul loro antico uso.

Ella fa l'atto di togliersele.

    ALESSANDRO, cercando di trattenerla con un
    gesto mal sicuro, ma senza toccarla.

No, no. Perch volete togliervele? Lasciatele dove sono!

    BIANCA MARIA, tentando di sorridere.

Bisogna che io le restituisca alla principessa morta, che voi avete
tanto amata....

    ALESSANDRO.

No, no. Tenetele ancra un poco nei vostri capelli!

Cercando di impedire ch'ella se le tolga, le sfiora una mano. Ambedue si
turbano. Si guardano con una specie di violenza contenuta. Una pausa.

    BIANCA MARIA, abbassando le palpebre, piano.

Voi non mi aiutate....

                          Una nuova pausa. Entrambi si chinano sul
                          cofano degli ori.

    ALESSANDRO.

Guardate l'intaglio di quest'anello: una donna seduta che tiene tre
papaveri, e tre figure ambigue in piedi davanti a lei, e sul suo capo la
scure a due tagli e il disco raggiante del sole. Guardate quest'altro:
una giovane donna seduta che tende le braccia volgendo indietro il capo,
e davanti a lei un uomo che tende anche le braccia. Guardate: la donna
ha una grande capellatura.

    BIANCA MARIA.

Ella volge indietro il capo....

                          Una pausa. BIANCA MARIA attende a disporre
                          intorno alla larva gli ornamenti.
                          ALESSANDRO va verso il balcone, e resta a
                          guardare il paese per alcuni istanti.
                          Entrambi lottano contro l'angoscia che li
                          invade.

    ALESSANDRO.

Ha veramente l'aspetto febrile del sitibondo, questo paese inaridito.
Ogni paese si addolcisce e respira, quando s'approssima la notte. Questo
racconta il supplizio della sua sete pur alla notte. Fin nel pi tardo
crepuscolo si vedono biancheggiare dolorosamente i letti dei suoi fiumi
disseccati. Le montagne laggi non vi dnno imagine d'una mandra di
enormi onagri, con quei dorsi aspri che s'accavallano? Si sente che
laggi, dietro il Pontino, vapora la palude di Lerna. Guardate laggi
l'Aracno come s'infiamma! Quasi tutte le sere ha la cima rossa, in
memoria del fuoco che annunzi alle vedette di Clitemnestra la caduta
di Troja. Dall'Ida all'Aracno, che lungo ordine di messaggi ardenti!
Rileggevamo ieri quella meravigliosa enumerazione di roghi montani
accesi dalla Vittoria.... E ora voi potete far scorrere tra le vostre
dita la cenere di colui che annunzi con tali segni il suo ritorno! Voi
portate nei capelli gli ornamenti della schiava regale ch'egli scelse
fra le prede di guerra!

                          Egli va di nuovo verso BIANCA MARIA,
                          guardandola.

E tutto questo  semplice, poich voi lo fate. L'abisso del tempo si
colma, tra voi vivente e le spoglie del Re e della profetessa che voi
custodite. Tutto quest'oro sembra appartenervi da tempo immemorabile,
poich voi siete la Bellezza e la Poesia; e tutto rientra nel cerchio
del vostro respiro, tutto cade naturalmente sotto il vostro dominio....

    BIANCA MARIA, pallida e tremante, addossata
    alla tavola degli ori.

Non mi parlate cos!

    ALESSANDRO.

Perch non volete che io vi parli delle verit che voi avete aperte
nella mia anima? Non pensate voi, Bianca Maria, che sia necessario
manifestare le verit interiori quando queste domandano d'essere
espresse, per coloro che sono risoluti a vivere senza languire e senza
mentire? Quante volte noi abbiamo sommerso nel silenzio le cose
inaspettate che nascevano in noi e salivano alle nostre labbra! Io non
posso ricordarmene senza rammarico e senza rimorso. Mi sembra di
vederle ondeggiare sotto un'acqua muta, come cose fredde e informi. Ed
esse avrebbero potuto generare in noi chi sa quali nuove gioie, quali
nuovi dolori, quali nuove bellezze, incontrandosi per le correnti delle
nostre voci vive. Ah, colui che nasconde, che dissimula, che soffoca,
colui mentisce dinnanzi alla vita. Perch mai dunque noi siamo rimasti
fino ad ora senza guardarci negli occhi? Avevamo noi paura di leggere
nel nostro sguardo qualche onta? Avevamo paura di riconoscere nel nostro
aspetto quel che gi entrambi sapevamo?

    BIANCA MARIA, con angoscia.

Noi sappiamo quel che non pu essere e che non potr essere mai.

    ALESSANDRO.

Ah, ancora un divieto alla vita!

    BIANCA MARIA.

Noi sappiamo che ci sono cose pi forti della morte, per separare le
creature. La morte non potrebbe disgiungerci come queste cose ci
disgiungono.

    ALESSANDRO.

Quali cose?

    BIANCA MARIA.

Voi le sapete. Cose sacre.

    ALESSANDRO.

Ah, io vorrei inaridire mille vite perch le vostre labbra bevessero,
Bianca Maria!

    BIANCA MARIA.

Non mi parlate cos!... V' accanto a voi, congiunta alla vostra, una
vita ben pi preziosa della mia: d'una qualit quasi divina. Ella 
tanto profonda che io non ho mai potuto accostarmi a lei senza tremarne
in tutte le vene. Sembra che nulla le sia ignoto e che nulla le sia
estraneo. Ogni volta che ho potuto tendermi verso di lei, ho sentito
passare nella sua profondit non so quali bellezze misteriose che mi
hanno esaltata e umiliata nell'ora medesima. E io non avevo mai pianto,
come su quelle ginocchia, d'un pianto che mi facesse tanto bene e tanto
male.

    ALESSANDRO.

Voi non sapete di quali sterilit terribili e improvvide il Tempo
colpisca le pi alte comunioni umane. Le pi possenti radici rimangono
profondate e annodate sotto la terra; tuttavia la loro forza
sotterranea divenuta inerte non genera pi n una foglia n un fiore. Ma
non sentite voi, quando la vostra vita  vicina alla mia, una vibrazione
occulta che somiglia al fermento della primavera? La sola vostra
presenza basta per dare al mio spirito una fecondit incalcolabile.
Quando eravamo su la loggia, l'altro giorno, nel silenzio che segu le
grida, e il vento spingeva verso di me i vostri capelli, la mia anima in
pochi attimi si dilat oltre ogni limite abbracciando un infinito numero
di cose nuove; e pur la polvere dei sepolcri era per lei un'onda di
germi che dovevano aprirsi. Noi potremmo sederci l'uno a fianco
dell'altra, in una solitudine, lontani dalle vie degli uomini, immobili
e muti come le campagne al mattino; e ogni soffio del vento ci
porterebbe una semenza meravigliosa.

    BIANCA MARIA.

 in voi,  in voi tutto il potere....

    ALESSANDRO.

In voi, in voi sono tutte quelle cose di cui gli uomini hanno il
rimpianto pur senza averle mai possedute. Quando vi guardo, quando odo
il ritmo del vostro respiro, io sento che vi sono altre bellezze da
svelare, altri beni da conquidere, e che vi sono forse nel mondo azioni
da compiere deliziose come i pi bei sogni della poesia. Io non so dirvi
quel che provai un giorno, standovi accanto, alla prima apparizione
dell'amore e del desiderio. Fu un sentimento straordinario che io non
posso significare se non per l'analogia ch'esso aveva con un risveglio
della mia adolescenza lontana.... Mi ricordo di quel risveglio come
d'una nativit gaudiosa, come d'un'aurora in cui io nascessi a un'altra
vita infinitamente pi pura e pi forte e all'improvviso si schiudessero
sul mio capo le chiuse mani del Destino. Io navigava, per la prima
volta, dalla Puglia verso le acque della Grecia. Fu nel Golfo di
Corinto, nella baia di Slona, all'ancoraggio d'Ita dove io doveva
approdare per salire a Delfo. Voi conoscete quei luoghi, voi che avete
peregrinato per tutte le plaghe sacre al Mistero e alla Bellezza....

    BIANCA MARIA, come in sogno.

Slona! Mi ricordo: una baia azzurra, tutta a piccoli seni segreti come
fondi di conchiglie, rosei come conchiglie, verso sera.... Per le
montagne cavernose, tra i macigni, in qualche lembo di terriccio rosso,
ondeggiavano poche spighe magre, miste a cespugli di erbe aromatiche....
Mi ricordo: una sera, su una montagna la stoppia s'incendi. Le fiamme
leggre e serpentine correvano tra i macigni con la rapidit dei baleni.
Non avevo mai veduto un fuoco tanto allegro e tanto chiaro. La brezza ci
portava l'aroma delle erbe arse. Tutto il mare pareva profumato di menta
selvaggia. Migliaia di falchetti sbigottiti turbinavano su l'incendio,
empiendo delle loro strida tutto il cielo....

    ALESSANDRO.

Fu l, fu l. M'ero addormentato sul ponte, con la faccia rivolta alle
stelle, nella notte d'agosto. Lo strepito delle catene nelle escubie mi
risvegli all'alba, quando la nave era gi ferma. Voi sapete fino a qual
distanza il Parnasso anche oggi spanda la santit del suo antico mito. I
vostri occhi, in cui sono passate le pi belle e le pi auguste visioni
della terra, hanno certo bevuto quel lume ideale che circonda la
montagna apollinea nei mattini d'estate. Tuttora supino, io non vedeva
se non le cime favolose nel muto pallore del cielo; ma dai porti veniva
il canto dei galli: un canto agile e fiero, d'incessanti richiami e
d'incessanti risposte, che empiva solo il silenzio della chiostra
sublime. Ah, mai mai dimenticher le promesse di gioia che fece alla mia
vita nuova, in quel luogo e in quell'alba, il canto animatore!...

    BIANCA MARIA.

 vero!  vero! Mi ricordo....

    ALESSANDRO.

Ebbene, il sentimento straordinario di quel lontano mattino mi rioccup
lo spirito nell'ora generosa in cui scopersi la virt che  in voi. Le
vostre labbra erano immobili, ma da tutto il vostro sangue io udiva
salire un canto che rinnovava quelle antiche promesse. Ah, io lo sapeva,
io lo sapeva! Io sapeva bene che tutte le promesse o prima o poi mi
sarebbero mantenute. Per ci ho aspettato, confidando. Ho aspettato che
la mia anima giungesse alla perfetta maturit perch potesse adunarsi in
lei la dolcezza suprema. Ho accresciuto con ogni mezzo il suo
conoscimento perch ella sapesse meglio valutare il pregio d'ogni pi
raro dono. L'ho abbeverata a tutte le fonti, ho versato su lei tutti gli
aromi, l'ho impregnata di tutte le essenze, perch nella sua pienezza
ella sentisse pi vivamente la sua natura insaziabile. Ed ho aspettato,
ho aspettato! E voi siete venuta come una messaggera, voi siete apparsa
sul mio cammino nel momento in cui io mi volgeva intorno perplesso,
assalito dall'inquietudine per l'indugio che troppo si prolungava. Altre
volte io vi avevo guardata, avevo ascoltato il suono della vostra voce;
ma in quel momento voi mi siete apparsa come una creatura nuova,
sviluppatasi a un tratto da una larva che la nascondeva.... Altre volte
io vi avevo guardata senza vedere, vi avevo ascoltata senza udire. Ora
io vi riconosco; e voi mi ricordate tutte le promesse di quel mattino
lontano. E io non rinunzier a nessuna, pur s'io debba costringere
violentemente il Destino a mantenerle....

    BIANCA MARIA, torcendosi nell'angoscia.

Tacete! Tacete! Voi parlate come un ebro....

    ALESSANDRO, senza pi contenere il suo ardore.

Ho bisogno di voi, ho bisogno di voi! Se mai le forme che io ho date ai
miei pensieri vi sono parse belle, se mai le parole della mia poesia vi
sono parse consolatrici, se mai avete riconosciuto qualche altezza al
mio intelletto,vi prego, vi prego!non vogliate male intendere questa
necessit che mi spinge verso di voi. La mia vita in questa ora  come
un fiume gonfio delle acque di primavera e carico di foreste divelte, il
quale faccia impeto alla foce ingombrata e chiusa dalla stessa abondanza
ch'egli trasporta. E mi sembra che voi sola, che voi sola possiate
rimuovere l'impedimento: voi sola, con un filo d'erba, con lo stelo d'un
fiore nella vostra piccola mano....

    BIANCA MARIA.

Non io, non io.... Il vostro sogno vi accieca....

    ALESSANDRO.

Voi, voi sola! Io vi ho gi incontrata nel sogno come ora v'incontro
nella vita. Voi m'appartenete come se foste la mia creatura, formata
dalle mie mani, inspirata dal mio soffio. Il vostro viso  bello in me
com' bello in me un pensiero. Quando le vostre palpebre battono, mi
sembra ch'esse battano come il mio sangue e che l'ombra delle vostre
ciglia tocchi l'intimo del mio cuore....

    BIANCA MARIA come perduta.

Tacete! Tacete! Mi sento soffocare.... Ah, io non potr pi vivere, non
potr pi vivere!

    ALESSANDRO.

Voi non potrete vivere se non in me, se non per me, giacch voi siete
omai nella mia vita come la vostra voce  nella vostra bocca. Quanto vi
ho aspettata! Con che fede vi ho aspettata! Io non vi domando quel che
voi abbiate fatto negli anni in cui siamo rimasti estranei, nascosti
l'una all'altro, invisibili l'una per l'altro, se bene talvolta vicini,
se bene talvolta respiranti sotto lo stesso cielo. Io lo so, io lo so!
Voi avete profondata la vostra anima nel Mistero e nella Bellezza, voi
avete bevuta la poesia alle pi remote origini, avete sognato i vostri
sogni allo splendore dei pi alti destini compiuti. Io so, io so quel
che avete fatto perch io trovassi presente l'antica anima umana nella
freschezza del vostro amore....

    BIANCA MARIA, smarritamente.

Voi esaltate la pi umile delle creature, col vostro soffio. Io sono
stata soltanto una buona sorella: ho portato dovunque la mia semplice
tenerezza al fratello che lavorava.

    ALESSANDRO.

Ma non viveva accanto alla buona sorella un'altra creatura? Ella
appannava col suo alito l'oro delle medaglie siracusane appena estratte
dalla zolla bruta, e le impronte immortali ridivenivano nitide sotto il
tepore delle sue dita. Ella s'inginocchiava su le fosse ove giacevano le
statue abbattute, liberava i loro volti dalla crosta inerte, e vedeva a
un tratto nella terra opaca sorridere la serenit d'una vita divina. A
Maratona, nel campo della battaglia, leggeva con gli occhi pieni di
lacrime i nomi degli Ateniesi caduti, inscritti su una colonna eroica; e
a Delfo divinava la melodia mistica del peana inciso nel marmo d'una
stele santa. Dovunque rimanesse il vestigio dei grandi miti o un
frammento delle imagini belle in cui la stirpe eletta trasfigurava le
forze del mondo, ella passava con la sua grazia animatrice camminando
per le lontananze dei secoli leggera come chi per una campagna seminata
di rovine segua il canto degli usignuoli....

    BIANCA MARIA.

Chi era ella? Potrei io riconoscermi in lei? Per voi tutto si
trasfigura! Io sono stata soltanto una debole aiutatrice, ma
volenterosa; e la gioia e la pena di mio fratello erano la mia gioia e
la mia pena. Il mio cuore tremava quando tremava il suo cuore....

    ALESSANDRO.

Ah, di quale mistero e di quale bellezza non avete voi il riflesso su
la vostra persona? Anche voi, anche voi, come Cassandra di cui
raccogliete le ceneri e gli ori, avete posato il piede su la soglia
della Porta Scea. A traverso gli strati delle sette citt sovrapposte i
vostri occhi hanno riconosciuto i segni dell'incendio fatale profetato
dalla voce infaticabile di colei che ora l, alla vostra ombra, tace.
Non  dunque scomparso per voi l'errore del tempo? Le lontananze dei
secoli non sono dunque per voi abolite? Era necessario che alfine in una
creatura vivente e amata io ritrovassi quella unit della vita a cui
tende lo sforzo della mia arte. Voi sola possedete il segreto divino.
Quando la vostra mano prende il diadema che ornava la fronte della
profetessa, il gesto sembra evocare l'antica anima; e una resurrezione
ideale sembra magnificare un atto cos semplice.  in voi una potenza
risvegliatrice, di cui voi medesima siete inconsapevole. Il pi semplice
dei vostri atti basta a rivelarmi una verit che ignoravo. E l'amore 
come l'intelletto: risplende a misura delle verit che discopre. Ditemi
dunque, ditemi quale cosa vi sembri pi sacra di questa e pi degna
d'essere conservata ed esaltata sopra ogni impedimento e contro ogni
divieto.

    BIANCA MARIA, senza pi forze.

No, no.... Voi siete ebro di voi medesimo. Quel che voi vedete in me 
nelle vostre pupille. La vostra parola crea dal nulla l'imagine che voi
volete amare.  in voi,  in voi tutto il potere....

    ALESSANDRO.

Che vale? Che vale? Tutto il potere, che  in me, rimarrebbe chiuso e si
disperderebbe in mille vortici interiori se la divina volutt, che  in
voi, non l'attraesse e non l'incitasse a manifestarsi in forme e in moti
di gioia. La gioia, la gioia io vi chiedo! L'altro giorno, quando io vi
diedi i fiori, le tracce delle lacrime erano sul vostro viso; ma intorno
a voi, nel sole, tutti i vostri capelli impazienti respiravano la gioia.
 necessario che io sia libero e felice nella verit del vostro amore
per trovare alfine il verso eterno che da pi d'uno  atteso. Ho bisogno
di voi, ho bisogno di voi!

    BIANCA MARIA, raccogliendo le forze.

Ebbene, dite, dite: che volete fare? che volete fare di me, delle
creature che amo, che amate? Dite!

                          Una pausa.

    ALESSANDRO.

Lasciate che il destino si compia....

    BIANCA MARIA.

Ma il dolore? Ma il dolore? Non sentite voi che una nube di dolore  su
le nostre teste e s'addensa e ci opprime? Non sentite le care anime
vicine soffrire per la divinazione d'una colpa o per il timore d'una
sciagura a cui esse non sanno contrastare? Voi avete ricordato dianzi le
mie lacrime.... Ah, se io potessi dirvi tutta l'angoscia di quel giorno,
se io potessi dirvi la mia piet e il mio sbigottimento! _Ella_ sapeva,
_ella_ sapeva. Io sentii ch'_ella_ sapeva. Le sue mani cos viveah
troppo vive!mi frugavano l'anima come si fruga una veste in tutte le
pi nascoste pieghe. Un supplizio indicibile! Il mio segreto era nelle
sue mani, ed ella lo sfogliava come si sfoglia una rosa recisa. E
tuttavia io sentiva in lei non so quale dolcezza che si mescolava alla
sua disperazione; e mi pareva che il suo cuore a volta a volta si
stringesse come un nodo e si aprisse come un calice, e ch'ella si
sollevasse affannosamente verso la vita....

                          Una pausa.

    ALESSANDRO, esitante.

Credete ch'ella sia certa?

    BIANCA MARIA.

Ella  certa.

                          Una pausa.

Ed _egli_? Non credete voi che il sospetto sia in lui?

    ALESSANDRO.

Oh no! Nessun sospetto  in lui. Io lo so bene....

    BIANCA MARIA.

Ma il suo strano mutamento, ma la sua tristezza segreta e quasi
selvaggia, ma la sua attitudine verso di me.... Egli fissa talvolta
sopra di me uno sguardo intollerabile. Quando io mi avvicino a lui,
quando gli prendo le mani, mi sembra talvolta che una repulsione
violenta sorga contro di me da tutto il suo essere....

    ALESSANDRO.

Voi v'ingannate, Bianca Maria. Nessun sospetto  in lui. Ma il suo male
lo agita stranamente....

    BIANCA MARIA.

Il suo male! Anche voi dunque credete ch'egli sia veramente malato?

    ALESSANDRO.

I suoi nervi sono affranti da una tensione troppo lunga e troppo fiera.
Oscure imaginazioni debbono tormentare il suo spirito affievolito.
Certo, qualche cosa d'inesplicabile  in lui.... Ma egli mi parler,
egli mi sveler il fantasma che lo perseguita, egli mi confesser il suo
terrore. Non impunemente un uomo scoperchia i sepolcri e guarda il viso
dei morti; e di quali morti!

                          Una pausa.

Egli mi parler. Iersera egli stava per parlarmi.... Lo cercher,
stasera. Non sapete dov'egli sia andato?

    BIANCA MARIA.

Non so. Forse alla fonte Perseia. Quello  il luogo ch'egli predilige
quando desidera d'esser solo. L'acqua! L'acqua! Ah, che cosa al mondo 
pi bella dell'acqua? Tutto qui  disseccato; dovunque  la sete, la
sete.... Quello  l'unico rifugio: v' un mormorio dolce che sopisce,
che sopisce i pensieri.

                          Ella s'allontana dalla tavola degli ori,
                          movendo verso il balcone, con lentezza quasi
                          abbandonata.

L'acqua! L'acqua! Da quanto tempo non vedo un gran fiume corrente in una
prateria tutta verde, un lago in una corona di boschi, una cascata pi
bianca della neve....

    ALESSANDRO, arrestandola d'improvviso al
    passaggio e prendendole le mani, pallido
    di desiderio.

Ah bella, bella, bella, e dolce veramente, e tutta fresca veramente
come un'acqua che scorra, come un'acqua che disseti.... Tutta la vostra
bellezza, ah mi sembra che tutta la vostra bellezza si spanda su i miei
sensi come un'acqua viva, come un'acqua che palpiti, che tremi.... Ah
bella, bella, per nessuno bella come per me!

    BIANCA MARIA, languendo.

Lasciatemi! Lasciatemi, Alessandro!

    ALESSANDRO, come ebro.

Sento l'amore in tutte le vostre vene, nei vostri capelli, salire
salire; lo veggo sgorgare di sotto alle vostre palpebre.... Sento come
l'aroma delle lacrime di sotto alle vostre palpebre... Tutto il vostro
viso impallidisce dentro di me.... Voi siete tutta dentro di me come un
sorso che io abbia bevuto....

                          Egli si tende verso le labbra di lei, per
                          baciarla. Ella balza indietro, sconvolta,
                          mal frenando un grido. Rimangono l'uno di
                          fronte all'altra, anelanti, non potendo pi
                          parlare.

    BIANCA MARIA, trasalendo.

Udite!

    ALESSANDRO.

Che cosa?

    BIANCA MARIA.

La voce di _lei_.

                          Ambedue stanno in ascolto per qualche
                          attimo.

 la sua voce,  la sua voce. Ella vi cerca; certo, vi cerca.

    ALESSANDRO.

Non temete, non temete.

    BIANCA MARIA.

Ella sa tutto, ella comprende tutto. Non  possibile nascondere....
Appena entrer dalla soglia ella udr battere i nostri polsi. Non 
possibile nascondere....

    ALESSANDRO, con tristezza.

Non bisogna nascondere nulla all'anima che  degna di ricevere la
verit, Bianca Maria.

    BIANCA MARIA.

Ma il dolore, ma il dolore....

    ALESSANDRO.

Ella  la schiava del dolore; e non ci  dato far nulla per liberarla.
Ella  in un'altra vita.

    BIANCA MARIA.

In un'altra vita!

                          Ella china il capo e si muove verso la
                          porta.




SCENA SECONDA.

  ANNA guidata dalla NUTRICE appare su la soglia. Tutto il suo aspetto
  esprime un dolore straordinariamente calmo.


    ANNA.

Bianca Maria!

    BIANCA MARIA, prendendole la mano.

Eccomi, sono qui.

    ANNA.

Va, va, nutrice.

                          La nutrice scompare. BIANCA MARIA conduce la
                          cieca verso ALESSANDRO.

Alessandro!

    ALESSANDRO.

Sono qui, Anna.

                          La cieca tende verso di lui una mano. Egli
                          la prende. Ed ella rimane per qualche
                          istante in silenzio, cos, tra i due. Poi si
                          distacca da lui e attira a s BIANCA MARIA.

    ANNA.

Datemi un bacio, Bianca Maria.

                          Ella la bacia in bocca.

Mi sembra che siate rimasta lontana da me per un tempo indefinito....
Che avete fatto?

                          BIANCA MARIA, percossa, esita a rispondere.

Che avete fatto?

    BIANCA MARIA, smarritamente.

Sono rimasta qui, quasi tutto il giorno, ad aiutare mio fratello.

                          ALESSANDRO esce sul balcone e rimane
                          appoggiato alla ringhiera guardando la
                          campagna.

    ANNA.

Questa  la stanza degli ori?

    BIANCA MARIA.

 la stanza degli ori.

    ANNA.

E delle ceneri?

    BIANCA MARIA.

E delle ceneri.

    ANNA.

Dove sono le ceneri?

    BIANCA MARIA.

L, nei vasi di rame.

    ANNA.

Conducetemi: vorrei toccarle.

    BIANCA MARIA, conducendola presso uno dei
    vasi sepolcrali.

Ecco: qui sono le ceneri di Cassandra; l sono le ceneri del Re.


    ANNA, a bassa voce.

Cassandra! Anch'ella vedeva.... ella vedeva sempre intorno a s la
sventura e la morte....

                          Si china sul vaso, prende un pugno di ceneri
                          e le fa scorrere fra le dita.

Come sono dolci le sue ceneri! Scorrono fra le dita come la sabbia del
mare.... Tu leggevi ieri, Alessandro, le sue parole. Fra tante grida
terribili v'era qualche anelito infinitamente dolce e triste. I vecchi
la paragonavano al fulvo usignuolo. Come dicevano, come dicevano le
sue parole quando ella si ricordava del suo bel fiume? e quando i vecchi
le domandavano dell'amore del dio? Non le hai tu in mente?

    BIANCA MARIA.

Egli non vi ha udito, Anna.

    ANNA.

Non mi ha udito?

    BIANCA MARIA.

 sul balcone.

    ANNA.

Ah,  sul balcone....

    BIANCA MARIA, volgendosi verso il balcone.

Egli guarda il tramonto. E un tramonto meraviglioso. Dietro l'Artemisio
tutto il cielo  di fuoco. La cima dell'Aracno arde come una fiaccola.
Giunge fin qui il riflesso rosso; batte su l'oro....

    ANNA.

Conducetemi vicino all'oro.

    BIANCA MARIA, conducendola verso una delle
    tavole.

Ecco la spoglia di Cassandra.

    ANNA, toccando leggermente.

 qui la sua maschera?

    BIANCA MARIA, guidando le mani della cieca.

 qui.

    ANNA, palpando la maschera d'oro.

Com' grande la sua bocca! Il travaglio orribile della divinazione
l'aveva dilatata. Ella gridava, imprecava, si lamentava senza tregua.
Imaginate voi la sua bocca nel silenzio? Quale poteva essere nel
silenzio la forma delle sue labbra dolorose? Che stupore, quando ella
tace, quando lo spirito le concede una pausa tra due clamori! Vorrei che
stasera voi mi rileggeste quel dialogo tra lei e i Vecchi. Non avete in
mente voi quelle sue parole quando ella parla del dio che l'amava e i
Vecchi le domandano s'ella abbia ceduto al lottatore? Ella m'appare
tutta rossa di vergogna, in quel punto....Io promisi ella dice io
promisi.... Non avete in mente le sue parole?

    BIANCA MARIA, turbata sempre pi.

No, Anna. Stasera vi legger....

    ANNA.

Io promisi, ma lo delusi ella dice. Ella deluse il dio, che si
vendic. Nessuno pi le credette! Ella era sola, in cima a una torre,
con la sua verit.

                          Una pausa. Ella seguita a palpare la
                          spoglia.

Anche voi l'amate, come Alessandro, questo fulvo usignuolo?

    BIANCA MARIA.

Il suo destino  atroce. Ella  una martire....

    ANNA.

Ella era bellissima; ella era bella come Afrodite. Leonardo ha veduto il
volto sotto la maschera d'oro!  strano: sembra anche a me d'averlo
veduto.... Di qual colore pensate voi che fossero i suoi occhi?

    BIANCA MARIA.

Forse neri.

    ANNA.

Non erano neri, ma sembravano, perch le pupille nell'ardore fatidico
erano cos dilatate che divoravano le iridi. Io penso che nelle pause,
quando ella asciugava la schiuma delle sue labbra livide, i suoi occhi
fossero dolci e tristi come due viole. Tali dovevano essere prima di
chiudersi per sempre. Vi ricordate, Bianca Maria, delle ultime parole?
Non le avete in mente?

    BIANCA MARIA.

Stasera vi legger, Anna....

    ANNA.

Ella parla d'un'ombra che passa su tutte le cose e d'una spugna umida
che cancella tutte le tracce.  vero? E su questo ella dice e su
questo io gemo pi che sul resto. Sono le sue ultime parole.

                          Una pausa. Ella tiene fra le mani una
                          bilancia d'oro.

Udite!

    BIANCA MARIA.

Sono i falchi della montagna Eubea, che gridano.

    ANNA.

Come gridano, stasera!

    BIANCA MARIA.

Quando l'aria  accesa, gridano pi forte.

    ANNA.

Perch gridano? Io vorrei comprendere le voci degli uccelli, come la
Divinatrice. Non conoscevo quell'episodio della sua infanzia, che m'ha
raccontato Alessandro. Ella fu lasciata una notte nel tempio d'Apollo; e
al mattino fu ritrovata stesa sul marmo, stretta nelle spire d'una serpe
che le leccava gli orecchi. Da allora ella comprese tutte le voci sparse
nell'aria. Ella comprenderebbe ora le grida dei falchi....

    BIANCA MARIA, quasi obliandosi.

Grida di gioia, grida di gioia. Che belle e fiere creature, se voi li
vedeste! Sono pieni di vita, sono tutti armati di vita. Hanno i colori
della roccia: le ali brune, il corpo rossastro, il petto bianchiccio, il
capo grigio. Nulla  pi grazioso e pi feroce del loro piccolo capo
grigio ove brillano gli occhi neri in un cerchietto giallo. L'altrieri,
come io li guardavo nel cielo, uno dei custodi ne colp uno in pieno
petto col suo fucile. Cadde quasi ai miei piedi; e io lo raccolsi.
Bench ferito a morte, egli tent d'avventarsi alla mia mano. Il sangue
lo soffocava e gli colava gi per il becco; una specie di singhiozzo lo
scoteva, mentre le stille rosse cadevano a una a una. Gli occhi
s'illanguidirono, gli artigli si contrassero, la testina s'inchin sul
petto. Ancora un singhiozzo sanguinoso. Fu l'ultimo. Mi rest in mano
una specie di straccio.... E una vita cos libera e cos violenta, pochi
attimi innanzi, aveva palpitato nel cielo!

    ANNA.

Come parlate della vita e come parlate della morte, Bianca Maria!

                          Una pausa.

Alessandro  sul balcone?

    BIANCA MARIA.

 sul balcone.

    ANNA.

Che fa?

    BIANCA MARIA.

Guarda lontano.

                          Una pausa.

    ANNA.

Che  questa cosa che io ho tra le mani?

    BIANCA MARIA.

Una bilancia.

    ANNA.

Ah, una bilancia!

                          Ella tocca i due bacini.

Era posata sul petto della principessa morta?

    BIANCA MARIA.

Sul petto.

    ANNA.

Per pesare i destini! Ma non  giusta,  vero?, non  giusta. Mi sembra
che penda da una parte....

    BIANCA MARIA.

 guasta. Da una parte manca uno dei nastri d'oro che reggono il
bacino.

    ANNA.

Da che parte?

    ALESSANDRO, rientrando dal balcone.

Ecco Leonardo! Torna Leonardo.

    BIANCA MARIA.

Di dove?

    ALESSANDRO.

Dalla fonte Perseia.

    ANNA, deponendo la bilancia.

Volete che scendiamo alla fonte Perseia, Bianca Maria? Volete condurmi?
Ci sederemo un poco su la pietra, vicino alle polle, a respirare il
profumo delle mente e delle mortelle, che fa tanto bene.

    BIANCA MARIA.

Sono con voi, Anna. Ecco il mio braccio.




SCENA TERZA.

  Entra LEONARDO e volge su tutti il suo sguardo lucido e inquieto. Il
  suo aspetto esprime una inquietudine incessante e lo sforzo penoso
  d'una contrizione interiore.


    LEONARDO, andando verso la cieca con un
    atto affettuoso.

Ah, siete anche voi qui, Anna....

    ANNA.

Venite dalla fonte?

    LEONARDO.

S, vengo di laggi.... Vado laggi quasi ogni giorno, verso il
tramonto.  l'ora in cui il profumo dei mirti diventa forte come un
incenso e d quasi lo stupore. Stasera  fortissimo; sembra che stia
fermo su l'acqua. Come ho bevuto, m' parso di sentire nell'acqua il
sapore dell'olio essenziale....

    ANNA.

Avete udito, Bianca Maria?

    BIANCA MARIA.

Volete che andiamo, Anna? Ecco il mio braccio.

    ANNA, prendendo il braccio della sua guida.

Noi scendiamo alla fonte.... Alessandro,  tramontato il sole?

    ALESSANDRO, sul limitare del balcone.

 tramontato.

    ANNA.

Non c' pi luce?

    ALESSANDRO.

S, s, c' ancora un poco di luce.

    ANNA.

Per ci gridano i falchi.

    ALESSANDRO.

Gridano fino a tardi, i falchi: fino alle prime stelle....

    ANNA.

Addio.

                          Esce con BIANCA MARIA.




SCENA QUARTA.

  ALESSANDRO rimane presso il balcone, addossato a uno degli stipiti,
  guardando ancora il paese. LEONARDO segue con gli occhi la sorella
  che conduce la cieca, fin oltre la soglia.


    ALESSANDRO.

Che  quel fuoco l, su la cima di Larissa? Guarda! Uno, due, tre
fuochi.... Un altro fuoco l, sotto il Licone. Vedi? Vedi le colonne del
fumo? Sembrano immobili. Non spira un soffio. Che calma infinita!  una
delle sere pi belle e pi solenni ch'io abbia mai veduto.

                          Una pausa. LEONARDO s'accosta all'amico, gli
                          pone una mano su l'omero con un atto
                          fraterno, e rimane silenzioso.

Guarda il colore e il lineamento delle montagne sul cielo! Ogni volta
che io le guardo, la sera, faccio un atto spontaneo di adorazione verso
la loro divinit. In nessuna terra, come in questa, si sente quel che
v' di sacro nell'aspetto delle montagne lontane.  vero?

    LEONARDO, con la voce alterata.

 vero. Bisogna pregare le montagne, che sono pure.

    ALESSANDRO.

Come sono pure, stasera! Sembrano materiate di zaffiro. Soltanto
l'Aracno rosseggia ancora: la sua cima  sempre l'ultima a spegnersi.
Ma quei fuochi? Si moltiplicano, si propagano gi gi per le colline
fino al piano.... Guarda, sotto Larissa, ve n' una corona.  strano
che le colonne del fumo sieno tanto bianche. Sembrano illuminate da
un'altra luce: da una luna invisibile.  vero? E sono religiose: portano
forse le implorazioni degli uomini.

    LEONARDO.

Forse. Gli uomini implorano l'acqua per la terra che ha sete.

    ALESSANDRO.

 terribile questa sete.

                          Una pausa. LEONARDO si allontana, d qualche
                          passo nella stanza dove comincia a
                          addensarsi l'ombra intorno ai tesori che
                          rilucono confusamente. Egli  incapace di
                          contenere l'agitazione interiore. Si
                          avvicina alla tavola dove giace la spoglia
                          di Cassandra. ALESSANDRO lo segue con lo
                          sguardo ansioso.

Ah, guardi se i gioielli di Cassandra sono bene disposti.... Bianca
Maria era occupata a ordinarli quando io sono venuto a cercare di te. Io
stesso volevo aiutarla; ma poi.... abbiamo parlato.... e l'ora 
trascorsa in un baleno.... Abbiamo parlato anche di te, Leonardo.

    LEONARDO, agitato.

Di me?

    ALESSANDRO.

Di te: del tuo segreto....

    LEONARDO, coprendosi di pallore.

Del mio segreto?

    ALESSANDRO, avvicinandosi all'amico e prendendogli
    la mano con dolcezza.

Che hai? Dimmi: che hai? Perch tremi cos?

    LEONARDO.

Non so perch tremo....

    ALESSANDRO.

Non sono pi dunque io il fratello della tua anima? Da tanti giorni
aspetto, da tanti giorni aspetto che tu mi parli, che tu mi confessi la
tua pena.... Non hai pi fede in me, dunque? Non sono pi per te quello
che comprende tutto, a cui tutto si pu dire?

    LEONARDO, reprimendo l'angoscia che gli
    stringe la gola.

S, s, Alessandro, tu sei sempre quello.... Che cosa non ti debbo io?
Che ero io, prima di conoscerti, prima di comunicare con la tua anima?
che ero io? Tutto ti debbo: la rivelazione della vita.... Tu mi hai
fatto vivere della tua fiamma; tu hai fatto vivere intorno a me tutte le
cose che prima erano morte.... Ah, che mai sarebbe per me tutto
quest'oro, se non ti avessi conosciuto? Metallo inerte. E tu, tu solo
m'hai fatto degno d'assistere a un prodigio....

    ALESSANDRO.

E ora? ora non posso far nulla per il tuo male?

    LEONARDO, smarrito.

Non so che ho, non so che ho.... Non so che sia questo mio male....

    ALESSANDRO.

Povero amico! Da due anni omai, da due lunghi anni tu sei qui, in questo
paese di sete, ai piedi di questa montagna nuda, chiuso nel fascino
della citt morta, a scavare la terra, a scavare la terra, con quegli
spaventosi fantasmi sempre diritti innanzi agli occhi tra la polvere
ardente.... Come la tua forza non s' rotta prima d'ora? Per due anni tu
hai respirato le esalazioni micidiali dei sepolcri nascosti, curvo sotto
l'orrore del pi tragico destino che mai abbia divorato una stirpe
umana. Come hai potuto resistere? Come non hai avuto paura della
demenza? Tu sembri un uomo avvelenato; e qualche volta ti ho visto gli
occhi d'un frenetico.

    LEONARDO.

S, s,  vero: io sono avvelenato....

    ALESSANDRO.

Perch non volesti ascoltarmi? Quando tu mi chiamasti, quando io venni
qui, gi tu eri preso dalla cattiva febbre. Io presentii il
pericolo.... E volevo strapparti all'idea fissa, volevo condurti
altrove, interrompere l'atroce lavoro. Non ti ricordi? Avremmo passata
la primavera a Zacinto, sul mare, poco lontano.... Ma la tua ostinazione
fu invincibile: la mala t'aveva preso.... Ora per bisogna partire
senza indugio, bisogna andare verso le acque, verso i boschi, verso le
terre verdi.... Bisogna che tu ti lasci abbracciare da una bella terra
verde, che tu dorma i tuoi sonni affondato nell'erba, che tu senta
entrare a poco a poco in te i nuovi pensieri....

    LEONARDO.

S, s, tu hai ragione: bisogna partire, bisogna andar lontano.... Dove?
Dove?... E anch'ella.... anch'ella, mia sorella, Bianca Maria....
verrebbe con noi.... Anch'ella verrebbe con noi....

    ALESSANDRO, oscurato, esitante.

Anch'ella.... Non credi tu che anch'ella sia oppressa, che anch'ella
abbia bisogno di respirare, di vivere.... Ella s'addolora per te, ella
piange per te....

    LEONARDO.

Piange? Piange?

    ALESSANDRO.

Ella teme che tu non l'ami pi, che tu non abbia pi per lei la
tenerezza d'una volta....

    LEONARDO, smorto e fioco.

La tenerezza d'una volta.... Ella piange? piange?

    ALESSANDRO, prendendogli di nuovo le mani,
    quasi con violenza.

Ma che hai, dunque? Ma che hai? Perch ora tremi cos?

    LEONARDO, con un impeto disperato.

Ah, se tu potessi salvarmi!

    ALESSANDRO.

Io debbo, io voglio salvarti, Leonardo.

    LEONARDO.

Tu non puoi, tu non puoi.... Io sono perduto.

                          Egli d qualche passo per la stanza,
                          smarritamente; va verso il balcone; va verso
                          la porta, la chiude. Torna verso ALESSANDRO
                          vacillando, come chi sia assalito da un
                          delirio repentino.

Come dirti! Come dirti!... Ah,  una cosa orribile, una cosa
orribile....

    ALESSANDRO, percosso dall'atto e dalle parole.

Leonardo!

    LEONARDO si lascia cadere su una sedia
    e si stringe le tempie fra le palme.

Una cosa orribile....

    ALESSANDRO, prendendogli ancora le mani,
    chinandosi verso il volto di lui, nell'ombra.

Ma parla! Ma parla! Non vedi che mi torci il cuore?

    LEONARDO.

S, parler, ti dir.... Ma non mi guardare cos da vicino, ma non mi
tenere le mani.... Siedi l.... Aspetta.... aspetta che ci sia pi
ombra.... Ti dir.... Bisogna che io ti dica.... a te.... a te solo....
Orribile cosa!

    ALESSANDRO, sedendo poco discosto, parlando
    a bassa voce, nell'ansia che l'opprime.

Ecco, mi siedo qui.... Aspetto.... aspetto.... Tu sei nell'ombra....
Non ti vedo, quasi.... Parla!

    LEONARDO.

Come dire!

                          Una pausa. I due sono l'uno di contro
                          all'altro, nell'ombra animata dal luccichio
                          degli ori. Quando LEONARDO riprende a
                          parlare, la sua voce  rauca e interrotta.
                          ALESSANDRO ascolta immobile, quasi che tutto
                          il suo essere sia contratto dall'angoscia.

Ah, tu la conosci, tu la conosci.... tu sai che dolce, che tenera, che
pura creatura ella sia.... mia sorella.... Tu sai, tu sai che cosa ella
sia stata per me negli anni di solitudine e di lavoro.... Ella  stata
il profumo della mia vita, il riposo e la freschezza, il consiglio e il
conforto, e il sogno, e la poesia, e tutto.... Tu sai, tu sai....

                          Una pausa.

Quali altre gioie ha conosciuto la mia giovent? Quale altra donna 
venuta sul mio cammino? Nessuna. Il mio sangue scorreva senza
turbamento.... Io ho vissuto come in un vto: non ho tremato se non per
la bellezza delle statue che ho dissepolte.... La nostra vita  sempre
stata pura come una preghiera, nella solitudine.... Ah, la
solitudine!... Quanto tempo, quanto tempo abbiamo vissuto l'uno accanto
all'altra, fratello e sorella, soli, soli e felici, come due
fanciulli.... Io ho mangiato i frutti su cui era il segno dei suoi
denti, e ho bevuto l'acqua nel cavo delle sue mani.

                          Una pausa.

Soli, sempre soli, nelle case piene di luce!... Ora imagina uno che
inconsapevole beva un tossico, un filtro, qualche cosa d'impuro che gli
avveleni il sangue, che gli contamini il pensiero: cos, all'improvviso,
mentre la sua anima  in pace.... Imagina questa incredibile
sciagura!... Tu sei in un'ora comune della tua esistenza, in un'ora
simile a tante altre;  un giorno d'inverno, lucido e limpido come il
diamante: tutto  chiaro, tutto  visibile, da vicino, da lontano. Tu
torni dal tuo lavoro: la tua attenzione si allenta; tu non scopri nulla
di singolare in te, nelle cose: il tuo respiro  calmo, la tua anima 
in pace, la tua vita scorre come ieri nella sua continuit, dal passato
verso l'avvenire.... Tu torni nella tua casa che  piena di luce e di
silenzio come ieri; tu apri una porta; tu entri in una stanza.... e tu
la vedi, lei, lei, la tua compagna innocente, tu la vedi addormentata
dinnanzi al fuoco, tutta colorita dalla fiamma, con i piccoli piedi nudi
esposti al calore. Tu la guardi e sorridi. E, mentre sorridi, un
pensiero subitaneo e involontario ti attraversa lo spirito: un pensiero
torbido contro di cui tutto il tuo essere ha un fremito di
repugnanza.... Invano! Invano! Il pensiero persiste, cresce di forza,
diventa mostruoso, si fa dominatore.... Ah,  possibile questo?...
S'impadronisce di te, ti occupa il sangue, ti invade tutti i sensi. E tu
sei la sua preda, la sua preda miserabile e tremante; e tutta la tua
anima, la tua anima pura,  infetta; e tutto  in te macchia e
contaminazione.... Ah,  credibile questo?

                          Egli balza in piedi, sentendo trasalire
                          ALESSANDRO nell'ombra. Tutto il suo corpo 
                          scosso da un brivido simile al ribrezzo
                          della febbre. Fa qualche passo verso il
                          balcone; poi torna a sedersi. ALESSANDRO ha
                          gli occhi sbarrati e fissi su di lui.

Ora, imagina tu la mia vita qui, in questa casa, con lei e col mostro.
Qui, nella casa piena di luce o piena di tenebre, io solo con lei
sola!... Una lotta disperata e nascosta, senza tregua, senza scampo, di
giorno e di notte, in ogni ora e in ogni attimo, pi atroce come pi
s'inclinava verso il mio male la piet inconsapevole della povera
creatura.... Nulla valeva: non il lavoro quasi furioso, non la
stanchezza quasi bestiale, n lo stupore che mi davano il sole e la
polvere, n l'ansiet che mi davano i segni rinvenuti ogni giorno nella
terra che frugavo: nulla, nulla valeva a dominare l'orribile febbre, a
interrompere almeno per qualche istante la demenza scellerata. Io
chiudevo gli occhi quando la vedevo venire a me da lontano; e le mie
palpebre su i miei occhi erano come il fuoco sul fuoco. E pensavo,
mentre i polsi mi stordivano le orecchie, pensavo con un'angoscia che mi
pareva sempre dovesse esser l'ultima della vita: Ah, se riaprendo gli
occhi io potessi guardarla come un tempo la guardavo, riconoscere in lei
la sorella santa! E la mia volont scoteva la mia anima misera, per
liberarla dal male, col ribrezzo violento e col terrore folle di colui
che scuote la sua veste ove s' nascosto un rettile. Inutilmente, sempre
inutilmente! Ella veniva a me con un passo che certo era il suo passo
consueto ma che mi sembrava diverso e mi turbava come un linguaggio
ambiguo. E, se pi ella mi vedeva inquieto e triste, pi si faceva
dolce. E, quando le sue mani calme mi toccavano, tutte le mie ossa
tremavano e s'agghiacciavano, e il mio cuore s'arrestava, e la mia
fronte si bagnava di sudore, e la radice dei miei capelli diveniva
sensibile come nella paura della morte.... Ah, peggiore assai della
morte era in me il dubbio ch'ella potesse indovinare la verit, la
tremenda verit!

                          Una pausa.

La notte! La notte! Se la luce era spaventevole, il buio era pi
spaventevole ancora: il buio che  tiepido di soffii, il buio che d le
allucinazioni e i delirii.... Ella dormiva nella stanza attigua alla
mia. Tutte le sere, su la soglia, ella mi porgeva le sue gote, prima di
ritrarsi; dal suo letto mi parlava talvolta, a traverso la parete....
Origliando, udivo il suo respiro eguale nel sonno, dalla mia veglia
angosciosa. Impossibile dormire! Mi pareva che le palpebre mi ferissero
gli occhi; i cigli erano come aculei in una piaga.... E l'ore pesanti
morivano l'una dopo l'altra; e veniva l'alba, e con l'alba il sopore su
l'intollerabile stanchezza, e nel sopore i sogni.... Oh, i sogni i sogni
infami da cui l'anima non pu difendersi! Meglio vegliare, meglio penare
sul guanciale come su i rovi, meglio agonizzare nella stanchezza....
Comprendi tu? Comprendi tu? Quando alfine il sonno cade su la pena a un
tratto come un urto che schiaccia, quando la povera carne si fa ottusa
e greve come il piombo, quando tutto l'essere chiede di morire, di
morire un poco,comprendi tu?la lotta disperata contro la necessit
della natura, pel terrore di divenire nel sonno la preda inerte del
mostro ributtante.... Mi risveglio sbigottito come dopo la colpa, con
tutta la carne contratta dall'orrore, non sapendo pi s'io abbia sognato
o se io sia ancor caldo del delitto, pi stracco di prima, pi misero di
prima, con l'odio della luceio che ho spavento del buio!, con
l'istinto di tenere il capo curvo e lo sguardo a terra come il bruto....

    ALESSANDRO, con la voce soffocata,
    irriconoscibile.

Taci! Taci!

                          Egli si alza, convulso, non potendo pi
                          reggere al dolore; va al balcone, trae un
                          respiro, leva la faccia al cielo stellato.

    LEONARDO.

Ah, ti ho soffocato.... Guarda, guarda le stelle! Respira, tu che
puoi....

    ALESSANDRO, piano, andando verso di lui, toccandogli
    il capo con la mano tremante.

Ora taci! Taci! Non pi....

                          Egli d qualche passo nell'ombra,
                          vacillando; va verso la porta, l'apre,
                          guarda nel vuoto, richiude; poi torna verso
                          LEONARDO che ha la faccia tra le palme,
                          curvo, e gli tocca il capo. Si volge di
                          nuovo al balcone. LEONARDO si alza e gli si
                          accosta. Ambedue in silenzio, l'uno a fianco
                          dell'altro, guardano la campagna sparsa di
                          roghi accesi nella sera straordinariamente
                          calma e pura.




ATTO TERZO.




La medesima stanza ove si svolse l'atto primo. La grande loggia 
aperta: in alto, pel vano, tra le due colonne, appare il cielo notturno,
palpitante di stelle. Un candeliere arde su la tavola ingombra. Il
silenzio  profondo.




SCENA PRIMA.

  ANNA  seduta presso i gradini; e i soffii della notte passano sul
  suo viso bianco, levato verso le stelle per lei non visibili. Mentre
  parla, nella sua voce  un'animazione singolare, indefinibile,
  simile alla volubilit di una leggera ebrezza. La NUTRICE 
  inginocchiata dinnanzi a lei, triste e sommessa.


    ANNA, tendendo le mani verso la notte.

Viene qualche soffio, di tratto in tratto.... Si leva un poco di vento;
 vero, nutrice? Non senti l'odore dei mirti?

    LA NUTRICE.

Si leva il vento di terra.

    ANNA.

La terra respira. Dianzi, quando sono discesa alla fonte con Bianca
Maria, non si sentiva un alito: nulla! Era la calma perfetta, senza
mutamento. Non dicevamo una parola, per non turbarla. Soltanto la fonte
piangeva e rideva.... Sei mai stata attenta alla voce di quella fonte,
nutrice?

    LA NUTRICE.

L'acqua dice sempre la stessa cosa.

    ANNA.

Non  vero, non  vero. Dianzi, non dicevamo una parola, io e Bianca
Maria; e l'acqua diceva un'infinit di cose che entravano in me come una
persuasione.... come una persuasione.... M'ha persuasa a fare quel che 
necessario, nutrice: essa, la buona acqua pura che viene dal profondo,
dal profondo....

    LA NUTRICE, inquieta.

Che vuoi fare? Che vuoi fare?

    ANNA.

Voglio andarmene, andarmene lontano....

    LA NUTRICE.

Vuoi andartene! Dove?

    ANNA, con modi rotti e volubili.

Tu saprai, tu saprai.... Non t'agitare; sii tranquilla, povera nutrice.
Io andr per quella strada, senza che tu mi conduca. Non avr pi
bisogno di appoggiarmi a te, povera nutrice. Nei miei occhi si far la
luce.... Che dicevi tu dei miei occhi, l'altro giorno? Perch il
Signore te li avrebbe lasciati cos belli se non volesse illuminarteli
un'altra volta? Vedi, nutrice? Mi ricordo delle tue parole, e ora so
che i miei occhi sono belli.

    LA NUTRICE.

Come parli, stasera! C' qualche cosa, c' qualche cosa in fondo al tuo
parlare.... Ma io sono una povera vecchia.

    ANNA, presa da una commozione subitanea,
    ponendo le mani su le spalle della nutrice.

Tu sei la mia povera e cara vecchia; tu sei la mia prima e la mia ultima
tenerezza, nutrice. Ho sentito sempre qualche goccia del tuo latte nel
sangue del mio cuore, nutrice. Ah, il tuo petto s' disseccato, ma la
tua bont s' fatta ogni giorno pi grande. Tu mi conducevi per la mano
quando i miei piccoli piedi non sapevano ancora dare il passo, e ora con
la stessa pazienza fedele tu mi conduci nell'orribile oscurit. Tu sei
santa, nutrice. Io ho un paradiso per te, nella mia anima....

    LA NUTRICE.

Ora tu vuoi farmi piangere....

    ANNA, gettandole le braccia al collo.

Ah perdonami, perdonami! Io debbo farti piangere.

    LA NUTRICE, sbigottita, sciogliendosi dall'abbraccio,
    guardandola nel volto.

Perch, perch parli cos? Perch mi stringi cos?

    ANNA, cercando di dissipare l'inquietudine.

Oh, no, no.... per nulla, per nulla.... Dicevo cos perch omai io non
posso darti nessuna gioia, povera nutrice, nessuna gioia....

    LA NUTRICE.

Tu non mi nascondi nulla;  vero? Tu non sapresti ingannare la tua
poveretta,  vero?, tu non sapresti ingannarla....

    ANNA.

No, no. Perdonami. Io non so quel che dico, stasera; non so quel che
provo....  una strana volubilit. Dianzi mi sentivo tutta leggera come
se fossi per sollevarmi; mi sentivo quasi allegra: parlavo, parlavo....
E poi m' tornata a un tratto la tristezza, e t'ho fatto pena.... E ora
mi sento meglio, mi sento quasi bene, perch t'ho abbracciata, nutrice.
E vorrei che tu mi tenessi su le tue ginocchia, che tu mi raccontassi le
piccole cose lontane che hai nella memoria, di me, di me quando viveva
mia madre.... Ti ricordi? Ti ricordi?

                          Una pausa.

Ah, perch non ho avuto un figlio: il figlio ch'_egli_ voleva: perch?
Io sarei salva, sarei salva! Nessuna madre ha mai amata la creatura del
suo sangue come io avrei amata la mia creatura. Tutto il resto mi
sarebbe parso un nulla. Continuamente, continuamente io avrei trasfuso
la pi dolce parte della mia vita nella sua vita. Continuamente io avrei
spiata la sua piccola anima divina per riconoscere in ogni attimo la
somiglianza, la somiglianza unica; e la sua tenerezza mi sarebbe stata
pi cara della luce.... Ma lo stesso Giudice mi ha fatta cieca e
sterile: per ammenda di quale colpa, nutrice? Dimmi tu! Qualche gran
fallo  stato commesso....

                          Una pausa. La nutrice ha gli occhi pieni di
                          pianto.

Come mi ha lasciata presto, mia madre! Ella aveva me, aveva me; e
m'adorava; e pure non era felice.... Tu lo sai,  vero?, tu lo sai bene.
Tu sai perch ella  morta. Tu non hai voluto mai dirmi, nutrice, perch
ella sia morta.... e come sia morta.

    LA NUTRICE, turbata, esitante.

Fu una febbre, una gran febbre improvvisa che la port via in una notte.
Non lo sapevi?

    ANNA.

Ah no, no, non fu la febbre. Perch non hai mai voluto dirmi la verit?

    LA NUTRICE.

Non  quella la verit?

    ANNA.

Non  quella, non  quella. La sera, mia madre era rimasta al mio
capezzale; e io, mentre m'addormentavo, sentivo i suoi baci su la mia
faccia e qualche cosa di tiepido come il pianto.... Ah era cos forte il
sonno, che vinse la pena confusa del mio piccolo cuore; e mi parve,
nell'ultimo barlume della conoscenza, ch'ella mi facesse piovere su la
faccia, sul collo, su le mani le foglie di rosa che avevo sfogliate il
giorno nella vasca del giardino. Questa fu l'ultima visione ch'io ebbi
di mia madre.... Pi tardi tu venisti a risvegliarmi e mi domandasti se
io l'avessi veduta e quando e come ella m'avesse lasciata; ed eri tutta
ansante. E pure io mi riaddormentai, udendo uno scalpicco che veniva su
dal giardino, come di gente alla ricerca. E la mattina, poco dopo
l'alba, tu venisti di nuovo a risvegliarmi e, mi chiudesti in un panno e
mi portasti su le braccia che ti vacillavano; mi portasti nell'altra
casa dove tu parlavi sotto voce, dove tutti parlavano sotto voce ed
erano pallidi.... E mai pi la vidi.... E poi, quando tornammo nel
nostro giardino, tu sempre m'allontanavi dalla vasca; e quando tu eri
l, le tue labbra si movevano sempre come se pregassero....

                          Una pausa.

Dimmi la verit! Dimmi la verit! Perch volle morire?

    LA NUTRICE, sconvolta.

No, no.... Tu t'inganni, tu t'inganni....

    ANNA.

Non lo sapr mai?

    LA NUTRICE.

Tu t'inganni.... Ah sempre cos tu cerchi di rinnovarmi il dolore!

    ANNA, accarezzandola.

Perdonami, perdonami. Ecco che ti ho data un'altra pena!

                          Una pausa.

Senti l'odore dei mirti? Senti com' forte?

                          Ella si alza e, rivolta verso la loggia
                          aperta, aspira il profumo, tende le mani.

S' levato il vento: pare che tintinni fra le mie dita come un
cristallo.  aperta, l, la porta delle mie stanze?

    LA NUTRICE.

 aperta.

    ANNA.

Tutte le finestre sono aperte?

    LA NUTRICE.

Tutte.

    ANNA.

Il vento passa come un fiume profumato. Dove sar Bianca Maria?

    LA NUTRICE.

Forse nelle sue stanze. Vuoi che la chiami?

    ANNA.

No, no.... Lasciala riposare, povera creatura! Alla fonte, l'odore dei
mirti era cos acuto ch'ella stava per venir meno. La sentivo vacillare,
mentre risalivamo. Pi d'una volta io l'ho sorretta.... Vedi come sono
sicura, nutrice! Io conducevo lei, non ella me. Credo che io saprei
discendere sola e risalire sola....

    LA NUTRICE.

Ma perch tu parli tanto di quella fonte?

    ANNA.

Tutti siamo attirati verso di lei come verso una sorgente di vita. Non 
ella forse la sola cosa viva in questo luogo, dove tutto  morto e
bruciato? Ella sola estingue la nostra sete; e tutta la sete che  in
noi si tende avidamente verso la sua freschezza. S'ella non fosse,
nessuno potrebbe vivere qui; tutti moriremmo d'arsura.

    LA NUTRICE.

Ma perch siamo venuti in questo luogo maledetto? Ecco che l'estate 
scoppiata all'improvviso, come un inferno. Bisogna fuggire. Quando
partiremo?

    ANNA.

Presto, presto, nutrice.

    LA NUTRICE.

 veramente un luogo maledetto da Dio. Il castigo del Cielo  sopra
questo paese. Tutti i giorni le processioni salgono alla cappella del
profeta Elia. Stasera la campagna  piena di fuochi. Ma non cade una
goccia di pioggia. Se tu vedessi il fiume! Le selci sono secche e
sbiancate come le ossa dei morti.

    ANNA.

L'Inaco! Lo attravers l'altro giorno Alessandro.... il gran giorno
dell'oro....

                          Tentoni, ella si siede su l'ultimo gradino.

Vuoi che ti racconti la favola del fiume, nutrice? Ecco. C'era una volta
un re che si chiamava Inaco, il re del fiume; e questo re aveva una
figlia che si chiamava Io, cos bella, cos bella che un altro re,
onnipossente, il re del mondo, se ne innamor e la volle. Ma la moglie
gelosa cangi la vergine in una giovenca bianca come la neve e la diede
in custodia a un pastore che si chiamava Argo e che aveva cent'occhi. E
questo pastore terribile pascolava la giovenca bianca laggi, vicino al
mare, nella prateria di Lerna; e di giorno e di notte spiava
continuamente le tracce con i suoi cent'occhi. Allora il re del mondo
per liberare la vergine, mand il principe Erme ad uccidere il custode
crudele; e il principe Erme, giunto nella prateria, si mise a suonare il
flauto cos dolcemente che Argo s'addorment; e nel sonno egli recise
con la sua spada il gran capo dai cent'occhi. Ma la moglie gelosa mand
un assillo che s'infisse nel fianco della giovenca come una punta di
fuoco e la fece impazzire di dolore. Con l'assillo nel fianco, Io
frenetica si diede a correre per le sabbie del mare; e corse, e corse, e
corse per tutta la terra, pass i fiumi, pass gli stretti, valic le
montagne, sempre con l'assillo nel fianco, pazza di dolore e di
terrore, divorata dalla sete e dalla fame, rotta dalla stanchezza, con
la schiuma alla bocca, anelante, mugghiante, senza mai tregua, senza mai
tregua.... Alfine, in una terra lontana, oltremare, il re che l'amava le
apparve e con un solo gesto, appena sfiorandola, la pacific e le
ridiede la forma umana. Ed ella gli partor un fanciullo nero. E da quel
fanciullo nero, dopo cinque generazioni, discesero le Danaidi, le
cinquanta Danaidi....

                          Ella si tende verso la nutrice che ha
                          chinato il capo sul petto e s' assopita.

Tu dormi, nutrice?

    LA NUTRICE, scotendosi.

No, no.... Ascolto.

    ANNA.

Tu hai sonno, povera nutrice! Un tempo eri tu che mi raccontavi le
favole per farmi dormire.... Va, va a riposarti, nutrice. Ti chiamer.
Io aspetto Alessandro.

    LA NUTRICE.

No, non ho sonno.... Ma la tua voce  cos dolce....

    ANNA.

 nella sua stanza Alessandro?

    LA NUTRICE.

 l.

    ANNA.

Ho sentito ch'egli chiudeva la sua porta.... Ho sentito girare la
chiave....

    LA NUTRICE.

Vuoi che lo chiami?

    ANNA.

No, no.... Forse ha bisogno di star solo; forse lavora....

                          Origliando.

Qualcuno viene su per le scale.

                          LA NUTRICE si alza per andare verso la prima
                          porta a destra.




SCENA SECONDA.

  Entra LEONARDO esitando. Sembra che il duro nodo della sua pena sia
  meno stretto. Egli  abbattuto e dolente, ma la piet di s gli d
  una specie di abbandono; poich egli ha pianto.


    LEONARDO, andando verso la cieca quasi con
    umilt.

Siete qui, Anna.... Siete sola....

    ANNA, levandosi e tendendogli le mani.

Aspettavo che qualcuno venisse. Alessandro  ancora nella sua stanza e
Bianca Maria.... credo che riposi.... Ella era per venir meno, laggi,
alla fonte, stordita dall'odore dei mirti troppo violento....

                          Volgendo la parola alla nutrice.

Va, nutrice. Ti chiamer.

                          La nutrice esce per la seconda porta a
                          sinistra.

    LEONARDO.

Ah, ella era per venir meno....

    ANNA.

Una vertigine.... Ella ha immerso le mani nell'acqua, per riaversi. Io
l'ho ricondotta.... Come riconosco la via! Credo che io saprei
discendere sola e risalire sola....

    LEONARDO.

Voi non potrete mai smarrirvi....

    ANNA.

Mai, per quella via.

    LEONARDO.

Volete sedere, Anna?

    ANNA.

No. Vorrei salire un poco su la loggia. La notte dev'essere
meravigliosa.

                          LEONARDO la conduce su per i gradini.
                          Entrambi si soffermano nell'intercolonnio.
                          ANNA si appoggia a una delle colonne, con la
                          faccia sollevata verso il cielo.

    LEONARDO.

 meravigliosa.  cos chiara che si distinguono tutti i macigni delle
mura, nella citt morta.

    ANNA.

La chiamate morta, la citt dell'oro! Mi sembra ch'essa debba vivere
per voi d'una vita incredibile. Mi sembra che voi dobbiate vedere per
sempre quel che voi solo avete veduto.

    LEONARDO.

Ah,  morta, ben morta.... Mi ha dato tutto quel che poteva darmi. Ora
non  pi se non un cimitero profanato. I cinque sepolcri non sono se
non cinque bocche informi e vuote.

    ANNA.

Avranno fame di nuovo....

                          Una pausa.

Guardate le stelle?

    LEONARDO.

Non sono mai state tanto luminose; hanno una scintillazione cos rapida
e cos forte che sembrano vicine. La Grande Orsa fa quasi paura:
fiammeggia come se fosse entrata nell'atmosfera terrestre. La Via Lattea
sembra che palpiti al vento come un lungo velo.

    ANNA.

Ah, finalmente voi riconoscete la bellezza del cielo! Alessandro diceva
che, affascinato dai sepolcri, voi avevate dimenticato la bellezza del
cielo.

    LEONARDO.

Per guardare le stelle, bisogna che gli occhi sieno puri.

    ANNA.

Bianca Maria non v'ha dato per i vostri occhi dolenti la medicina che vi
promise?

    LEONARDO, con la voce alterata.

S; infatti i miei occhi cominciano a guarire....

    ANNA, con dolcezza, tentando di avvicinarsi
    all'anima di lui.

Voi avete qualche cosa contro vostra sorella, Leonardo....

    LEONARDO, trasalendo.

Io?

    ANNA.

Pi d'una volta, Leonardo, pi d'una volta ho sentito il vostro
turbamento, quando ella era presente o quando qualcuno parlava di
lei....

    LEONARDO, tremando.

Voi avete sentito....

    ANNA.

Non avete voi confidenza in me? Non credete voi che la mia anima sia
fatta per la verit? Non credete voi che io sia un poco di l dalla
vita? di l dalla vita bella e crudele che illuminano i giorni?

    LEONARDO.

Di quale verit voi mi parlate, Anna? di quale verit?

    ANNA.

Della verit che io conosco omai e che nessuno pu nascondere e che
nessuno pu mutare, nessuno pu mutare.

                          Una pausa. Smarrito e perplesso LEONARDO la
                          guarda fissamente, addossato all'altra
                          colonna.

Io vi so agitato, ansioso, pieno d'inquietudini e di timori.... So che
soffrite. E non soltanto voi soffrite, Leonardo, ma tutti soffriamo; e
ciascuno di noi cerca di nascondere agli altri la sua sofferenza; e
ciascuno sa di commettere una violazione contro gli altri e contro s
stesso, perch sente vacillare la sua fede; e restiamo senza coraggio,
dubbiosi e umiliati, mentre la verit  seduta in mezzo a noi e ci
guarda col suo inflessibile sguardo....

    LEONARDO.

Non vi comprendo ancra.

    ANNA.

Oh non vogliate esser pietoso! Se riconoscete qualche nobilt alla mia
anima, se vi sembra che non indegnamente e non inutilmente io sia stata
per tanti anni la compagna dell'uomo che voi amate ed ammirate sopra
tutti, se vi sembra che io non sia immeritevole della bont fraterna
che mi dimostraste in ogni tempo, Leonardo, non vogliate esser pietoso,
non vogliate avere per me quella piet che avreste per una povera
creatura debole e paurosa del dolore! Non passa tra noi se non il soffio
della notte. Questo  il momento di lasciar parlare quanto in noi v' di
pi grave e di pi forte. Ogni altro indugio sarebbe una debolezza, un
pericolo forse....

    LEONARDO, sconvolto, trepidante.

Io mi smarrisco.... Le vostre parole sono inaspettate....

    ANNA.

Da troppo tempo io vi sento soffrire; da troppo tempo sento nella mia
oscurit.... non so esprimere, non so esprimere.... sento come una
trama di cose segrete tessuta in silenzio: una trama impalpabile e che
pure talvolta mi serra duramente come un laccio.... Ah, io non posso
vivere cos; non posso pi vivere omai se non nella verit, giacch il
lume degli occhi mi s' spento. Ebbene, diciamo la verit. Sono io, io
sola, la causa di questa miseria. Io non appartengo pi alla vita bella
e crudele, e tuttavia sono un ingombro: un ostacolo inerte contro cui
tanta speranza e tanta forza urtano e s'infrangono.... Che colpa ha
dunque la cara creatura s'ella obbedisce, tremando e piangendo, alla
fatalit che la stringe? Perch voi le togliete la vostra tenerezza, se
tutto quel che v' d'umano in lei cede al pi umano dei bisogni? Qualche
cosa dormiva in lei, che ora s' risvegliata a un tratto; ed ella
medesima  atterrita dall'impeto di quel risveglio, ella medesima ne
trema e ne piange.... Ah, io so, io so come il desiderio di vivere arda
in tutto il suo sangue! Io l'ho tenuta nelle mie mani, l'ho sentita
palpitare nelle mie mani come un'allodola selvaggia, quasi odorante e
fresca dell'aria mattutina che aveva bevuto. Tutto il suo viso batteva
tra i suoi capelli come un polso violento. Non avevo ancora conosciuto
un battito cos forte.  incredibile la forza di vita che  in lei. Ella
medesima ne ha spavento come d'un male ignoto, come d'una frenesa che
la debba travolgere. Ella crede talvolta di averla soffocata sotto il
peso dell'angoscia ma d'improvviso ella n' sopraffatta e una voce nuova
le viene alle labbra ed ella sembra che parli parole involontarie....
Dianzi, tra la cenere e l'oro, prima che voi entraste, ella mi parlava
d'un falco ferito. Il fremito di mille ali era nella sua voce nuova.

                          Una pausa. LEONARDO ascolta intento, senza
                          fare un gesto, come impietrito contro la
                          colonna.

Quale  dunque la sua colpa, s'ella ama? Non credete, Leonardo, non
credete che la sua giovinezza sia stata troppo lungamente sacrificata,
al vostro fianco? Potrebbe il vostro amore fraterno chiederle il
sacrifizio intero della vita? Ella si sentiva morire, in quel mattino,
leggendo la lamentazione d'_Antigone_.... Non  possibile che tutta
quella forza si consumi nel sacrifizio. Ella ha bisogno di gioire; ella
 fatta per dare e per avere la gioia. E vorreste voi, Leonardo,
vorreste ch'ella rinunziasse alla sua parte legittima di gioia?

                          Una pausa. Sembra che il coraggio in lei
                          venga meno.

Ed egli....

                          La voce le si spegne su le labbra. L'aspetto
                          di LEONARDO esprime un'angoscia mortale.

.... come potrebbe egli non amarla? Egli deve certo riconoscere in lei
l'apparizione vivente del suo sogno pi leggero: la Vittoria invocata
che gli coroner la vita. Che cosa io sono omai per lui se non una
catena pesante, un vincolo intollerabile? Voi sapete quale avversione
profonda egli abbia contro ogni dolore inerte, contro ogni pena inutile,
contro ogni divieto, contro ogni impedimento che interrompa l'ascendere
delle forze generose verso il loro grado supremo. Voi sapete con quale
vigilanza assidua egli cerchi intorno a s e assorba tutto ci che possa
aumentare e accelerare la virt attiva del suo spirito, per l'opera di
bellezza ch'egli deve compire.... Ah, che sono io, che mai pu valere
una povera larva semiviva dinnanzi all'infinito mondo di poesia ch'egli
porta dentro di s per rivelarlo agli uomini? Che  la mia tristezza
solitaria in confronto dell'infinito dolore a cui egli potr dare una
tregua con le rivelazioni della sua arte pura? Io sono semiviva, ho gi
il piede nell'ombra: non debbo fare se non un passo, un piccolo passo,
per scomparire.... oh un ben piccolo passo! Io so, io so tutto quel che
s'accumula e s'attorciglia intorno a questo mio resto di vita per
renderlo pi ingombrante: il legame legittimo, il costume, il
pregiudizio, la piet, il rimorso.... Mi ricordo d'una colonna di pietra
corrosa e mozza, rimasta su la banchina d'un vecchio porto interrito
dove ancora appariva a fior d'acqua lo scheletro di una nave; mi ricordo
di quel troncone inutile intorno a cui si vedevano ancora i vecchi nodi
delle gomene logore, i residui degli antichi ormeggi.... Non v'era nulla
di pi triste in giro. Guardato da quel punto, il mare libero seduceva
come una promessa, indicibilmente.

                          Una pausa. Ella china il capo sul petto,
                          raccogliendosi per qualche attimo; poi si
                          scuote e tende le mani verso LEONARDO a cui
                          l'eccesso della commozione impedisce di
                          parlare.

Perdo quel che amo, salvo quel che posso. Mettete le vostre mani nelle
mie, Leonardo.

                          LEONARDO fa un passo verso di lei,
                          vacillando; e le porge le mani. Ella
                          trasale, al contatto.

Sono pi fredde delle mie: sono di gelo.

                          Discendono i gradini.

    LEONARDO, con la voce spenta e rotta.

Perdonatemi, Anna, se io non so dirvi una parola.... Io vi parler, vi
parler domani.... Promettetemi che voi aspetterete, che voi
ascolterete.... Ora non so, non posso.... Voi comprendete, Anna....
Promettetemi che voi mi ascolterete domani....

    ANNA, con rammarico.

Che potreste dirmi? Ahim, non sono gi troppe le mie parole? Non ho io
gi detto quel ch'era meglio non dire? Ah, sempre sempre c'illude e ci
trascina la vita anche quando noi vogliamo fuggirla!

    LEONARDO, con un ultimo sussulto di speranza.

Voi siete certa,  vero?, voi siete certa ch'egli la ama, ch'ella lo
ama.... Voi siete certa, Anna, del loro amore.... Voi non v'ingannate, 
vero? Non  il dubbio, non  il sospetto.... Voi siete sicura.... siete
sicura....

    ANNA, colpita dall'accento di lui.

E voi? E voi? Non siete voi sicuro?

                          Una pausa. LEONARDO esita a rispondere.

Perch tacete? Oh, ancra la piet!

    LEONARDO, a bassa voce, guardando ansiosamente
    la prima porta a sinistra, come chi tema
    di veder sopraggiungere qualcuno.

Alessandro.... Alessandro  l.... Voi lo vedrete.... Gli direte voi di
avermi parlato.... d'avermi detto queste cose?

    ANNA.

No, no.... Perdonatemi, Leonardo, perdonatemi! Anche con voi, anche con
voi io doveva tacere.... Il silenzio, ah com' difficile il silenzio
anche per quelli che hanno rinunziato alla vita!

    LEONARDO.

Io vi rivedr, domani; io vi parler, domani.... Promettetemi.... Vi
trover qui, domani, alla stessa ora;  vero? Grazie, Anna.

                          Le bacia le mani.

Grazie. Addio.

                          Si volge verso la seconda porta a destra, fa
                          per aprirla, ma si arresta nell'atto,
                          agitato da un tremito insostenibile; va alla
                          prima porta, dond' entrato, e scompare gi
                          per le scale come uno che fugga.

    ANNA, in ascolto, dando qualche passo
    verso il rumore della fuga.

Leonardo!... Scende le scale.... Leonardo! Leonardo!

                          Ella s'arresta, anelante.

Dio mio, Dio mio, come tremava davanti alla porta!




SCENA TERZA

  Entra da quella porta BIANCA MARIA, sbigottita.


    BIANCA MARIA.

Chiamate Leonardo? Che accade? Dov' Leonardo? Parlate, Anna! Dov'?

    ANNA.

Non abbiate paura.... Egli era qui, poco fa; era qui, parlava con me, su
la loggia....  uscito, non so perch.... Non so dove vada.... Lo
richiamavo perch m'era venuta a un tratto la voglia di uscire con
lui.... La notte  dolce. Ma egli non ha udito.

    BIANCA MARIA.

Ho avuto paura.

    ANNA.

Non abbiate paura, Bianca Maria.

    BIANCA MARIA.

Ero sola, nella stanza dei tesori: stavo ordinando i gioielli intorno a
Cassandra perch rientrando egli trovasse tutto compiuto.... Non ero
tranquilla, veramente; avevo di tratto in tratto qualche piccolo
brivido.... Se vedeste, di notte, al lume della lampada, quelle maschere
d'oro.... Prendono uno strano aspetto di vita.... Un soffio improvviso
del vento ha spenta la lampada; e io mi sono trovata al buio; e in quel
momento ho udito la vostra voce che chiamava Leonardo.... Ho avuto
paura.

    ANNA.

Bambina!

    BIANCA MARIA, stringendosi ad ANNA, con
    un moto subitaneo.

Ho paura, ho una continua paura in fondo a me, Anna, che non so che
sia.... Vorrei fuggire; mi viene l'impeto folle di fuggire, non so dove,
non so dove.... Ma ditemi, ditemi voi, Anna, quel che debbo fare!
Aiutatemi voi, voi che siete tutta la bont e tutta la forza, voi che
sapete perdonare e sapete difendere! Io metto la mia anima nelle vostre
mani, metto la mia vita nelle vostre mani che sono sante, che sanno la
verit, che si sono bagnate nelle mie lacrime.... Ditemi quel che debbo
fare!

    ANNA, accarezzandola dolcemente.

Clmati, clmati.... Non aver paura. Non temere di nulla. Nessuno ti
far male, povera anima. Io sono qui; io voglio salvarti. Abbi fede,
abbi fede! Aspetta ancra un poco!

    BIANCA MARIA, in agitazione crescente.

Anna, Anna, io non vorrei pi lasciarvi, non vorrei distaccarmi da voi
mai pi! Vorrei fuggire con voi, vorrei andare con voi lontano, rimanere
sempre al vostro fianco, ai vostri piedi, essere la vostra schiava
fedele, obbedire ad ogni vostra volont, custodirvi come si custodisce
un'imagine pia, pregare per voi, morire per voi, come la nutrice, come
la nutrice.... Io ho tutte le devozioni per voi, nella mia anima!
Nessuna pena, nessuna pena mi sarebbe grave per servire il vostro
dolore. Se potessi riscattare con tutto il mio sangue questi giorni
d'angoscia e di maledizione, se al prezzo di un supplizio atroce io
potessi distruggere ogni traccia di queste cose,Anna, Anna,
credetemi!non esiterei, non esiterei.

    ANNA.

Ah, cara, tutto il vostro sangue e tutte le vostre lacrime non
potrebbero far rivivere un solo sorriso! Tutta la bont della primavera
non potrebbe far rifiorire una pianta che  lesa alla radice. Non vi
tormentate dunque, Bianca Maria, non vi dolete delle cose che si sono
gi compiute, che sono gi del tempo. Io ho gi messo i miei giorni e i
miei sogni fuori dell'anima mia:i giorni che sono passati, i sogni che
si sono spenti. Io vorrei che nessuno avesse piet di me, che nessuno
tentasse di consolarmi. Vorrei trovare qualche cammino tranquillo per i
miei piedi incerti, qualche luogo dove il sonno e il dolore si
confondessero, dove non fosse strepito n curiosit, n alcuno vedesse o
ascoltasse. E vorrei non pi parlare, giacch in certe ore della vita
nessuno sa quali parole sia meglio dire e quali sia meglio tenere per
s. E vorrei, vorrei, Bianca Maria, che voi aveste fede in me come in
una sorella maggiore, andatasene quietamente per aver tutto compreso e
tutto perdonato.... quietamente.... quietamente.... non lontano.... non
troppo lontano.... Vieni, vieni. Tu m'avevi promesso di leggere: ti
ricordi?, dianzi. Cerca il libro. Fammi sedere.

                          BIANCA MARIA la conduce a una sedia; le
                          s'inginocchia dinnanzi, le prende le mani.

    BIANCA MARIA.

Ascoltate, Anna, ascoltate. Nulla  perduto, nulla  irreparabile. Voi
non potevate proferire con una voce pi dolce parole pi disperate....
Ah, credete voi che io non comprenda? Ebbene, no, no, nulla  perduto;
nulla d'irreparabile  avvenuto.... Non so che paura improvvisa mi ha
gettata nelle vostre braccia; e vi ho gridato di salvarmi, di
difendermi.... ma contro un pericolo che io ignoro, contro un pericolo
oscuro che mi sta sopra senza che io lo veda, senza che io possa
riconoscerlo.... Io sono debole; i terrori puerili possono ancora
impadronirsi del mio spirito a un tratto e sconvolgerlo.... Ascoltate,
Anna, la verit. Chi potrebbe mentire dinnanzi alla vostra fronte?...
Quando voi siete entrata l, nella stanza dell'oro, e mi avete dato un
bacio su le labbra, avete sentito che le mie labbra erano pure.... Erano
pure, sono pure. Per la memoria di mia madre, per il capo di mio
fratello, io vi giuro, Anna, che rimarranno pure, cos, suggellate dalle
vostre stesse mani.

                          Ella preme su la sua bocca le mani della
                          cieca.

    ANNA.

Non giurare, non giurare! Tu pecchi contro la vita:  come se tu
recidessi tutte le rose della terra, per non donarle a chi le desidera.
Che giova? Che giova? Puoi tu forse recidere il desiderio? Io sentiva
che le tue labbra erano pure, pure come il fuoco; ma, qualche attimo
innanzi, avevo anche sentito due vite protendersi l'una verso l'altra
con tutte le forze e guardarsi fissamente a traverso il mio dolore
immobile come a traverso un cristallo che fosse per rompersi.

    BIANCA MARIA.

Mio Dio! Mio Dio! Voi siete come una che chiuda intorno tutte le
porte....

    ANNA.

Una rimane aperta.

    BIANCA MARIA, con un accento limpido e fermo.

Io uscir per quella.

    ANNA.

 la tua,  la tua:  la porta dell'avvenire. Abbi fede! Attendi ancora
un poco!

                          Una pausa. BIANCA MARIA ha il capo chino
                          sotto un pensiero funebre.

Senti l'odore dei mirti?  inebriante come un vino caldo: nella
freschezza del vento notturno conserva tuttavia il suo calore. Senti?
Anche a me, una volta, diede la vertigine.... Era il tempo della grande
gioia: un tempo lontanissimo! Andavamo a Megara, lungo il golfo di
Egina. Tu conosci quella riva? Allora era bianca come il sale, sparsa di
mirti e di piccoli pini contorti che si specchiavano nell'acqua serena.
Ai miei occhi estatici i mirti parevano roghi che ardessero con una
fiamma verde; e il mare era immacolato e nuovo come una corolla appena
appena schiusa....

    BIANCA MARIA, sollevando lentamente il capo.

Che suono ha la vostra voce, Anna!  cos dolce che mi tocca il fondo
dell'anima, come una musica. Quando voi parlate delle cose belle, sembra
che venga alle vostre labbra l'eco di non so quale canto. Parlatemi
ancora delle cose belle, Anna!

    ANNA.

Parlatemi voi del vostro sogno, Bianca Maria. Per quale paese vorreste
voi partire? Per Siracusa?... Quando noi venimmo qui, pensavamo di
passare la primavera a Zacinto. Alessandro voleva condurre Leonardo a
Zacinto, perch si riposasse. Io non conosco l'isola; ma una sera, nel
mio primo viaggio, la vidi di lontano e mi parve l'Isola dei Beati. Fu
presso Myrtia.... Myrtia!, dolce nome. Dovreste chiamarvi cos.... Era
tramontato il sole. Mi ricordo: intorno intorno, grandi colline
dall'aspetto sacro, coperte di vigne folte che avevano l'apparenza
verde eguale delle praterie; ma con qualche cosa di appassionato, perch
l'ardore del giorno aveva illanguiditi i pampini; e di tratto in tratto,
per mezzo alle vigne appassionate, una fila pensosa di cipressi neri. La
luna rotonda, tenue come un fiato su un vetro, saliva nel cielo
pallidissimo, tra le punte dei cipressi neri. Per un avvallamento si
scorgeva, in lontananza, la figura divina di Zacinto nel mare, come
scolpita in un masso di zaffiro dal pi delicato degli statuarii, su una
zona tutta rosea.... Cos la vedo ancra. L avremmo dovuto passare la
primavera. Credo che l avreste ritrovato i vostri aranci da mordere
come il pane.... Ho sete.

    BIANCA MARIA.

Avete sete? Che cosa vorreste bere?

    ANNA.

Un po' d'acqua.

    BIANCA MARIA si leva, si appressa alla tavola,
    versa l'acqua in un bicchiere.

Ecco l'acqua.

    ANNA, dopo aver bevuto.

 quasi tiepida.... Ho sempre imaginato con desiderio la delizia di bere
alla sorgente con la bocca prona, come bevono gli animali.... Un giorno
ho sentito che Alessandro beveva cos, a lunghi sorsi; e l'ho invidiato.
Bisogna distendersi contro la terra,  vero?, e reggersi su le mani....
Tutto il viso si bagna, sino alla fronte;  vero? Vorrei provare....
Avete mai provato, voi?

    BIANCA MARIA.

Sempre io bevo cos.  veramente un delizioso bere. Pare che tutta la
faccia beva. I cigli palpitano su l'acqua come le farfalle che stanno
per annegarsi. Io ho il coraggio di tenere gli occhi aperti; e, mentre
l'acqua entra nella mia gola, io scopro in fondo qualche segreto
meraviglioso. Non vi so dire quali strane figure sorgano dalla
disposizione delle ghiaie....

    ANNA.

La vostra voce, ora,  fresca come una polla. Io credo di udire scorrer
l'acqua sul vostro corpo come su la statua d'una fontana....

                          Una pausa.

Non pensate, Bianca Maria, che debbano esser felici le statue delle
fontane? Nella loro bellezza immobile e durevole circola un'anima vivida
che si rinnovella continuamente. Esse godono, nel tempo medesimo,
dell'inerzia e della fluidit. Nei giardini solitarii sembrano qualche
volta in esilio, ma non sono; perch la loro anima liquida non cessa di
comunicare con le montagne lontane donde esse vennero ancora
addormentate e chiuse nella massa del minerale informe. Ascoltano
attonite le parole che salgono alle loro bocche dalla profondit della
terra, ma non sono sorde ai colloquii dei poeti e dei saggi che amano di
riposarsi, come in un asilo, nell'ombra musicale ove il marmo perpetua
un gesto calmo. Non vi sembrano felici? Io vorrei ben essere una di
loro, poich ho comune con loro la cecit.

    BIANCA MARIA.

O Anna, voi avete anche comune con loro la virt di calmare l'angoscia e
di largire l'oblo! Quando parlate delle cose belle, chi vi ascolta
dimentica la sua pena e crede ancra di poter vivere e che la vita
ancra possa essere dolce.

    ANNA.

La vita ancra pu essere dolce. Non temete! Tutto passa, tutto 
niente.... Come dice, come dice Cassandra delle cose umane? Se pur
sieno avverse, una spugna impregnata d'acqua ne cancella ogni traccia.
Perch non leggete un poco? Mi avevate promesso di leggere....

    BIANCA MARIA.

Che volete ch'io vi legga?

    ANNA.

Quel dialogo tra Cassandra e il Coro dei Vecchi.

                          BIANCA MARIA cerca su la tavola il libro di
                          Eschilo, come per costrizione, quasi
                          riluttante.

Avete trovato il libro?

    BIANCA MARIA, aprendo il libro e sfogliandolo.

S, eccolo.

    ANNA.

Leggete un poco.

    BIANCA MARIA, leggendo.

    _Il Coro._

    La tua fama nel vaticinare
    ben conoscevamo noi; ma non chiediamo profeti.

    _Cassandra._

    Ahim, ahim, che mai si prepara?
    Che grande e nuovo dolore
    si prepara in queste case, grande, malo,
    intollerabile ai prossimi, irreparabile. E il soccorso
    troppo  lontano!

    _Il Coro._

    Non comprendo questi vaticinii....

    ANNA, interrompendo.

No, basta. Non leggete pi!  troppo lugubre. Riprendiamo l'_Antigone_,
nel punto in cui cessaste di leggere l'altra mattina. Vi ricordate? Era
il punto in cui Antigone si piegava per la prima volta sul suo dolore.
Pareva che la sua voce si dorasse come la cima d'un cipresso al
tramonto....

                          BIANCA MARIA cerca il libro di Sofocle.

    BIANCA MARIA.

Non trovo il libro.

    ANNA.

Da allora non l'avete pi ritrovato?

    BIANCA MARIA.

Ah, eccolo.

                          Apre il libro, cerca la pagina e legge.

    _Il Coro._

    Cos dunque, illustre e lodata,
    tu andrai verso le sedi occulte dei Morti;
    non consunta dai morbi voraci
    n sorteggiata come preda di guerra,
    ma libera, ma vivente, sola
    tra i mortali, scenderai nell'Ade.

    _Antigone._

    Udii come gi miserrima perisse
    l'ospite frigia,
    figlia di Tantalo, in cima al Sipilo;
    cui com'edera tenace
    invilupp la germinazione lapidea; n le piogge su lei che si
      strugge,
    com' fama tra gli uomini,
    n le nevi cessano giammai;
    ma sempre coi lacrimanti occhi bagna ella quei gioghi. Me
    molto a lei simile, me un nume stende nel sonno....

    ANNA, interrompendo.

Ah, la statua di Niobe! Prima di morire, Antigone vede una statua di
pietra da cui sgorga una fonte di lacrime eterna.... Basta, Bianca
Maria. Non leggete pi oltre! Sembra che la morte sia da per tutto.
Chiudete il libro! Andate su la loggia a guardare le stelle. Io sono
stanca, molto stanca; vorrei che anche me un nume stendesse nel
sonno....

                          Ella si alza e chiama.

Nutrice! Nutrice!

                          Una pausa. Nessuno risponde.

Nutrice! Non sente. Forse s' addormentata. Anch'ella  tanto stanca,
povera vecchia! Non vorrei risvegliarla. Che cosa  pi dolce d'un sonno
profondo?

                          Una pausa.

 un silenzio incredibile, stanotte. Il vento  caduto. Non spira pi un
soffio.

                          Ella tende le mani all'aria.

Forse anche Alessandro dorme. Credete ch'egli dorma? Non  pi uscito
dalla sua stanza. Non  pi venuto nessun rumore dalla sua stanza. Egli
ha chiuso la porta.

                          Una pausa.

Che farete voi, ora?

    BIANCA MARIA, vagamente atterrita.

Aspetter mio fratello.

    ANNA.

Sola, qui?

    BIANCA MARIA.

Sola, qui.

    ANNA.

Dove sar Leonardo?

    BIANCA MARIA, trasalendo.

Dove sar? Perch non torna ancra?

                          Una pausa.

Ho paura.

    ANNA.

Non abbiate paura. La notte  dolce. Fra poco egli torner.

    BIANCA MARIA.

Lo aspetter.

    ANNA.

Volete che io rimanga con voi?

    BIANCA MARIA.

No, no.... Voi siete stanca. Si vede dal vostro viso che siete troppo
stanca.

    ANNA.

Volete condurmi l fino alla soglia, soltanto fino alla soglia? Non
voglio risvegliare la nutrice. Ritrover facilmente io stessa la mia
stanza....

                          BIANCA MARIA la prende per mano e la conduce
                          alla soglia.

    BIANCA MARIA.

Ma tutto  al buio.

    ANNA.

Per me, nulla cambia.

                          Ella si tende verso l'ombra, nel vano della
                          porta.

Udite il respiro della nutrice? Non  tranquillo.  un poco affannato.
Ella s' forse addormentata in una positura penosa.... Povera nutrice!
Cara cara vecchia!

                          Ella ascolta ancora; poi abbraccia BIANCA
                          MARIA.

Grazie. Addio. Lasciate che io vi baci i due occhi. Addio. Andate,
andate in pace! Andate su la loggia a guardare le stelle.

                          Ella scompare nell'ombra. BIANCA MARIA la
                          segue con lo sguardo per qualche attimo; poi
                          volge intorno lo sguardo smarrito, come
                          presa da un'angoscia intollerabile. Fa
                          qualche passo verso la loggia. Ai piedi dei
                          gradini volge di nuovo intorno lo sguardo
                          pauroso, osservando le porte. Poi sale con
                          lentezza; ma, giunta all'ultimo gradino,
                          vacilla, s'appoggia alla colonna; e resta
                          cos per qualche attimo a guardare la notte.
                          D'un tratto si lascia cadere a pi della
                          colonna, senza alcun rumore, con la
                          leggerezza tacita d'un velo che si ripieghi;
                          e, tutta cos ripiegata su s stessa, d in
                          un pianto.




ATTO QUARTO.




La medesima stanza ove si svolse l'atto primo. La grande loggia 
aperta, nel crepuscolo.




SCENA PRIMA.

  Appare LEONARDO su la loggia mentre guarda la citt morta su cui
  cade l'ombra vespertina. Il suo aspetto  quello d'un uomo che si
  contrae nello sforzo d'una risoluzione estrema. I suoi occhi ardono
  nel suo pallore terreo, come infiammati dalla febbre. Egli parla e
  si muove convulsamente come in una specie di lucido delirio.


    LEONARDO.

I sepolcri.... Ella potrebbe cadere in uno dei sepolcri, nel pi
profondo.... No, no.... Se dovesse rimaner viva, se dovesse
soffrire.... Ah, orribile, orribile!

                          Egli si stringe le tempie fra le mani, con
                          un gesto d'orrore e di follia. Scende pei
                          gradini nella stanza, si muove incerto,
                          vagando, vacillando, obbedendo alla
                          fluttuazione della sua idea letale.

 necessario, dunque;  necessario....  necessario ch'ella non sia pi,
ch'ella non sia pi!... Ah, s'ella potesse fuggire, s'ella potesse
sparire, s'ella fosse gi lontana, se la sua stanza fosse vuota....
Vuota! Sar vuota, dovr esser vuota, stasera.... Il suo respiro, il suo
respiro....

                          Egli si lascia cadere su una sedia si passa
                          le mani su la faccia come per cacciarne una
                          nebbia, come per vederci pi chiaramente.

Non c' scampo; non c' altro scampo. Tutto  considerato,  vero? Tutto
 considerato. Egli l'ama.... E l'altra pensa a morire.... E
l'indelebile macchia su l'anima mia.... Un abisso, d'un tratto, s'
aperto. Tutto  spezzato, tutto  separato, d'un tratto, per lei, per
lei! Ella  l, cos dolce, cos dolce; e per lei tutto questo male....
Nessuno pu pi vivere. Nessuno riconosce pi nessuno. L'abisso  tra
noi che eravamo una vita sola, un'anima sola!... Non c' altro scampo;
non c' altra via.

                          Una pausa. Egli si leva, incalzato dal suo
                          tormento.

Come fare? Come fare? Ella verr qui, fra poco.... Ah, io la vedr, io
le parler, io udr la sua voce.... Se potessi almeno nell'ultima ora
rivedere la sorella santa! Se, guardandola per l'ultima volta, i miei
occhi ridivenissero puri! Se per l'ultima volta io potessi prenderla
fra le mie braccia senza quel tremito.... quell'orribile tremito!...
Egli l'ama, egli l'ama. Da quando? Come? Che  accaduto tra di loro?...
Ah, mio Dio, mio Dio, tutto  infetto in me; tutto si contamina.... E
questa sete che mi divora!

                          Egli si tocca la gola che gli brucia. Guarda
                          se su la tavola ci sia acqua da bere;
                          s'avvicina, riempie un bicchiere e beve
                          avidamente. Trasale, come colpito da un
                          pensiero subitaneo.

Ah, la fonte!

                          Una pausa. Egli trema, appoggiato alla
                          tavola, sotto il baleno di quel nuovo
                          pensiero, con gli occhi sbarrati e veggenti.

                          Entra BIANCA MARIA dalla seconda porta a
                          destra. Il suo aspetto rivela una stanchezza
                          scoraggiata e oscura.

    BIANCA MARIA.

Sei qui, Leonardo? Non sapevo che tu fossi tornato....

    LEONARDO, contenendo la sua agitazione.

S, sono tornato da poco.... Stavo per venire da te; ma credevo.... che
tu dormissi.... Hai tu dormito?

    BIANCA MARIA.

No, non ho potuto dormire.

    LEONARDO.

Come devi essere stanca!

    BIANCA MARIA.

E tu?

    LEONARDO.

Oh, io sono abituato a vegliare. Ma tu! Aspettarmi fino all'alba, l,
seduta su un gradino! Perch hai fatto questo? Quando sono rientrato,
quando ti ho veduta, avevi un povero viso smorto....

                          Nella sua voce trema una tenerezza
                          inaspettata.

    BIANCA MARIA.

Tu hai gettato un grido!

    LEONARDO.

Non sospettavo che tu fossi l, e ti sei levata all'improvviso come un
fantasma....

    BIANCA MARIA.

Io sono sempre come un fantasma, per te. Io ti faccio paura.

    LEONARDO, smarrito.

No, no....

    BIANCA MARIA, prendendogli la mano.

Perch fuggisti, ieri sera? Io so che fuggisti....

    LEONARDO.

Fuggii?

    BIANCA MARIA.

Anna ti richiamava; e la sua voce era mutata.

    LEONARDO.

Mi richiamava? Non intesi....

    BIANCA MARIA.

E sei rimasto fuori tutta la notte, sino all'alba!

    LEONARDO.

Era cos bella, la notte; e l'ore mi son passate, nel cammino,
rapidamente. La notte del solstizio  breve. E volevo udire all'alba il
canto delle allodole.... Ma se avessi potuto pensare che tu
m'aspettavi....

    BIANCA MARIA.

Io t'aspettavo piangendo.

    LEONARDO.

Piangendo?

    BIANCA MARIA, senza pi contenersi.

S, s, piangendo tutte le mie lacrime, per te, per te.... Credi tu che
io possa vivere ancra un giorno cos? Credi tu che sia possibile
reggere ancra a questa tortura? Dimmi almeno tu quel che debbo fare!
Portami via, portami via; o fa che noi rimaniamo soli qui.... Io sono
pronta a obbedirti in tutto. Io voglio stare sola con te, come una
volta, qui o dovunque. Dovunque io ti seguir, senza un lamento. Ma
presto! Ma presto! Domani! Se tu non vuoi, se tu ritardi, sar tua la
colpa di quel che potr accadere.... sar tua la colpa, Leonardo.
Pensaci.

    LEONARDO, guardandola in volto, pallidissimo,
    con la voce strozzata.

Dunque tu l'ami? Di', di': quanto l'ami tu? Perdutamente?

    BIANCA MARIA, coprendosi il viso.

Oh! Oh!

    LEONARDO, quasi demente.

Ed egli.... ti ha detto egli che t'ama? Quando? quando te l'ha detto?
Rispondi! Credi tu ch'egli t'ami senza rimedio?

    BIANCA MARIA, tenendo ancora il viso
    tra le mani.

Oh! Oh! che mi chiedi!

                          LEONARDO fa ancora l'atto di parlare; ma si
                          trattiene. S'allontana, d qualche passo
                          irresoluto, guarda le porte, guarda la
                          loggia. Torna verso la sorella.

    LEONARDO.

Perdonami. Io non ho nessun rancore contro di te. Tu sei senza colpa....
Un duro destino  sopra di noi; e bisogna patire la sua legge di ferro.
Tu sei senza colpa. Tu sei pura;  vero, sorella? E tu rimarrai pura; tu
non conoscerai nessuna vergogna.

    BIANCA MARIA, riprendendo coraggio, gettandogli
    le braccia al collo.

S, s, fratello. Dimmi quel che faremo. Io mi sono votata a te, quando
siamo rimasti soli nel mondo: debbo vivere per te solo, nell'avvenire.
Dimmi quel che faremo! Io sono pronta.

    LEONARDO.

Ti dir.... ma non qui.... Vuoi che usciamo? Vuoi che andiamo a sederci
laggi.... alla fonte Perseia?

    BIANCA MARIA.

Usciamo.... Ma laggi l'odore dei mirti  cos forte che iersera mi fece
male.

    LEONARDO.

Stasera non sar troppo forte, perch spira il vento che lo disperde.

    BIANCA MARIA.

Andiamo.

                          LEONARDO sembra che non possa pi muoversi,
                          impedito dall'eccesso dell'angoscia. Volge
                          intorno uno sguardo disperato a tutte le
                          cose, come se egli medesimo dovesse
                          guardarle per l'ultima volta.

    LEONARDO.

Non hai bisogno.... di prendere qualche cosa.... nella tua stanza?...
Non vuoi coprirti il capo?

    BIANCA MARIA.

No. La sera  calda. Lampeggia, verso il golfo.

    LEONARDO, irresoluto.

Forse.... piover.

    BIANCA MARIA.

Dio volesse! Ma dianzi non c'era una nuvola nel cielo.

    LEONARDO.

Anche oggi,  vero?, da Fichtia  salita una processione alla cappella
del profeta Elia.

    BIANCA MARIA.

Ho sentito il canto, di lontano.... Perch mi guardi cos?

    LEONARDO, trasalendo.

Guardo i tuoi occhi stanchi.... Mi fanno pena.... Hai sonno?

    BIANCA MARIA.

No, ora non ho pi sonno.... Dormir, pi tardi, quando tutto sar
risoluto.... Andiamo. Tu devi dirmi.... Ma a che pensi?

    LEONARDO.

A che penso? Oh, un ricordo strano....

    BIANCA MARIA.

Quale ricordo?

    LEONARDO.

Oh, nulla.... una cosa puerile.... Pensavo a quella spoglia di serpe che
trovammo per la via, salendo a Micene la prima volta.... Oh, una cosa
puerile.... Non so perch mi sia venuta alla memoria....

    BIANCA MARIA.

La conservo, sai? L'ho messa tra le pagine d'un libro, come un segno....

    LEONARDO.

Ah, la conservi....

                          S'avvicina ancor pi alla sorella e abbassa
                          la voce.

Dimmi, dimmi: da quanto tempo non hai veduta Anna?

    BIANCA MARIA.

Da qualche ora.

    LEONARDO.

 l, nelle sue stanze?

    BIANCA MARIA.

Credo che sia l.

    LEONARDO.

Ella non t'ha mai parlato.... ella non t'ha mai parlato di queste cose?

    BIANCA MARIA, curvando il capo nel dolore.

S, s.... Ella sa; ella soffre....

    LEONARDO.

Come? Come t'ha parlato?

    BIANCA MARIA.

Come una sorella, con la bont d'una sorella....

    LEONARDO.

Ti ha perdonata? Ti ha baciata?

    BIANCA MARIA.

S....

    LEONARDO, tremando, esitando.

E lui.... hai tu veduto lui.... da ieri sera?

    BIANCA MARIA.

No.... Non  qui....

    LEONARDO.

Ti ha detto Anna.... dov'egli sia andato?

    BIANCA MARIA.

A Nauplia.

    LEONARDO.

Quando torner?

    BIANCA MARIA.

Stasera, forse: fra poco....

                          Una pausa.

Ma che guardi cos, dietro di me?

                          Ella si volge, sbigottita, come per vedere
                          se qualcuno sia dietro di lei.

    LEONARDO.

Nulla, nulla.... Mi pareva che qualcuno stesse per entrare, da quella
porta.

                          Egli indica la porta delle stanze di ANNA.
                          BIANCA MARIA tende l'orecchio.

    BIANCA MARIA.

Forse ora viene Anna.... Andiamo.

                          Ella prende per mano il fratello e fa l'atto
                          di trarlo verso la porta delle scale.

    LEONARDO.

Viene Anna?

                          Egli segue la sorella, col capo rivolto
                          indietro, guardando la seconda porta a
                          sinistra; che s'apre.




SCENA SECONDA.

  Appare su la soglia ANNA, seguita dalla NUTRICE.


    ANNA.

Chi esce per la porta delle scale?

                          LEONARDO e BIANCA MARIA spariscono senza
                          rispondere.

Chi esce, nutrice?

    LA NUTRICE.

Il fratello con la sorella.

    ANNA.

Ah, scendono le scale.... Dove vanno?

                          Come ella fa l'atto di avanzarsi sola verso
                          la porta delle scale, la NUTRICE
                          l'accompagna. Dalla soglia si protende per
                          chiamare.

Bianca Maria! Leonardo! Dove andate?

                          Nessuno risponde.

Bianca Maria, dove vai? dove vai?

                          Nessuno risponde.

Su, nutrice, corri, raggiungili....

                          La NUTRICE esce. La cieca, agitata da
                          un'ansiet confusa, rimane in ascolto,
                          presso la porta.

Dove vanno? Non hanno risposto.... Eppure devono aver udita la mia voce:
erano appena discesi.... Pare che fuggano.... Dove?... Come mi batte il
cuore!

                          Ella si mette una mano sul cuore. Ascolta se
                          la NUTRICE ritorni.

Egli deve parlarmi, stasera.... alla stessa ora.... Che mi dir? Che
potr dirmi?... Sembra che qualche grande cosa si sia risoluta....

                          Ella ode il passo della NUTRICE su per le
                          scale.

Nutrice! Torni sola?

    LA NUTRICE, rientrando, affannata.

Li ho raggiunti.... Mi hanno detto che vanno alla fonte.... che
torneranno fra poco....

    ANNA.

Non hanno udito che li chiamavo?

    LA NUTRICE.

Camminavano presto, come se avessero fretta.

    ANNA.

 tardi?  gi sera?

    LA NUTRICE.

Ci si vede appena. Soffia un vento caldo che solleva la polvere.
Lampeggia, verso il mare.

    ANNA.

Si prepara l'uragano?

    LA NUTRICE.

Il cielo  sgombro. Lampeggia nel sereno.

    ANNA.

Quando torner Alessandro?

    LA NUTRICE.

Questa  l'ora.

    ANNA.

Aspettiamo.

                          LA NUTRICE la fa sedere e si siede accanto a
                          lei, su uno sgabello basso. Entrambe
                          rimangono in silenzio, per una lunga pausa.
                          ANNA  attentissima e vibra ad ogni piccolo
                          rumore.

Senti? Senti, nutrice? Chi  che suona? Sembra un flauto.

    LA NUTRICE.

 un pastore che passa.

    ANNA.

Come suona dolcemente! Sembra un flauto.

    LA NUTRICE.

 un flauto di canna.

                          La cieca rimane in ascolto per qualche
                          attimo.

    ANNA.

 un'antica melodia che mi sembra d'avere udita, non so quando....

    LA NUTRICE.

 passato di qui, altre volte, questo pastore.

    ANNA.

No: mi sembra d'averla udita in un tempo di cui non ho pi memoria.... 
come se tu mi raccontassi ora una di quelle tue antiche favole,
nutrice. Quante cose, quante cose nel suono d'una piccola canna! Ho il
cuore gonfio, nutrice, pesante come un macigno.... Credi tu ch'essi
l'abbiano incontrato, il pastore? Dico: Bianca Maria e il fratello.

    LA NUTRICE.

Forse.

    ANNA, ansiosamente.

Com'erano? Li hai tu guardati bene? Li hai guardati in viso? Com'erano?

    LA NUTRICE.

Non so bene.... Come dovevano essere?

    ANNA.

Erano agitati? Erano tristi?

    LA NUTRICE.

Pareva che avessero fretta.

    ANNA.

Ma egli, il fratello.... Non l'hai tu guardato in viso?

    LA NUTRICE.

Non mi sono avvicinata. Essi hanno seguitato a camminare.

    ANNA.

Chi dei due andava innanzi?

    LA NUTRICE.

Si tenevano, credo, per mano.

    ANNA.

Ah, si tenevano per mano.... E il loro passo era sicuro?

    LA NUTRICE.

Camminavano presto.

                          Una pausa. ANNA  pensosa e vigile.

    ANNA.

E Alessandro non torna!

    LA NUTRICE.

Questa  l'ora. Dev'essere vicino.

    ANNA, levandosi impaziente.

Va su la loggia, nutrice, e guarda.

                          LA NUTRICE sale alla loggia per esplorare.

    LA NUTRICE.

Che vento caldo!  come se venisse da una fornace.... Mi pare di
scorgere un uomo a cavallo, su la via....

    ANNA, con un sussulto.

 Alessandro?

    LA NUTRICE.

S, s,  il signore. Eccolo.

                          Ella discende i gradini.

    ANNA.

Va, nutrice. Assicrati che tutto sia preparato nella sua stanza. Non
venire se non ti chiamo. C' ancora un poco di luce qui?

    LA NUTRICE.

Non ci si vede quasi pi.

    ANNA.

Porta una lampada.

                          LA NUTRICE esce a sinistra. ANNA ascolta
                          ansiosamente se il passo di ALESSANDRO
                          risuoni su per le scale.




SCENA TERZA.

  Entra ALESSANDRO. Egli  cos assorto nel suo pensiero doloroso che
  non si accorge della presenza di ANNA. Si dirige verso le sue
  stanze, muto.


    ANNA.

Alessandro!

    ALESSANDRO, trasalendo, arrestandosi.

Sei qui, Anna? Non ti avevo veduta.  quasi buio.

    ANNA.

Ti aspettavo.

    ALESSANDRO.

Ho tardato un poco. Su la via il vento levava una polvere cos densa che
era difficile avanzare.  il soffio del deserto. Sembra che la sera
scenda come una cenere infiammata.... Dov' Leonardo?

    ANNA.

 uscito, poco fa, con la sorella.

    ALESSANDRO, con voce malferma.

Non sai dove sia andato?

    ANNA.

 disceso alla fonte Perseia.

                          Entra la NUTRICE portando la lampada accesa,
                          ma mentre ella sta per posarla su la tavola,
                          un soffio di vento la spegne. La porta,
                          dietro di lei, si chiude con violenza.

    LA NUTRICE.

Ah, s' spenta! Bisogna chiudere la porta delle scale. Il vento cresce.

                          Ella va a chiudere; poi torna verso la
                          tavola a riaccendere la lampada spenta.
                          L'aspetto di ANNA esprime un terrore
                          indistinto. Ella sta in ascolto, verso la
                          loggia aperta, come chi cerchi di cogliere
                          grida lontane. La NUTRICE esce, a sinistra,
                          richiudendo la porta dietro di s.

    ANNA.

Alessandro, avvicnati, ascolta....

    ALESSANDRO si avvicina inquieto.

Non odi? Non ti sembra di udire....

    ALESSANDRO.

Che cosa?

                          ANNA non risponde.

 il vento che fischia nei fri delle muraglie e sotto la Porta dei
Leoni.

    ANNA.

Si prepara l'uragano?

    ALESSANDRO, salendo rapidamente alla loggia.

No. Il cielo  tutto libero. Cominciano ad apparire le stelle. La falce
della luna  in cima all'Acropoli. Il vento fa un rombo singolare, nella
citt morta: forse ingolfandosi nelle buche dei sepolcri. Sembra un
rullo di tamburi. Non senti?

                          Egli discende i gradini. ANNA gli afferra il
                          braccio, in preda a un'inquietudine
                          implacabile.

Che hai, Anna?

    ANNA.

Sono inquieta.... Non posso vincere l'ansiet che mi stringe la gola....
Penso a quei due, laggi....

    ALESSANDRO, con una commozione suprema,
    avendo franteso.

Perch? Tu sai.... tu sai qualche cosa?... la cosa orribile?... Chi, chi
ha potuto dirti.... Leonardo, forse? T'ha parlato Leonardo? Come ha
potuto egli.... a te....

    ANNA, smarrita.

Ma che intendi tu? che credi tu?... No, no; egli non ha parlato, egli
non m'ha detto nulla.... Io, io gli ho parlato, iersera, qui: io che
sapevo, che gi sapevo.... oh, ma senza lamento, senza rancore,
Alessandro....

    ALESSANDRO.

Tu gli hai parlato, di quella orribile cosa! Hai avuto cuore di
parlargliene, Anna! Ma come? come sapevi tu, di', come sapevi? Come hai
potuto tu penetrare il suo segreto, mentre io stesso fino a ieri sera
non avevo neppur l'ombra d'un sospetto! Dimmi: come?

    ANNA, sempre pi smarrita.

Il suo segreto! Che intendi tu? Quale segreto? Di quale orribile cosa
parli tu, Alessandro?

    ALESSANDRO, sconvolto, comprendendo l'errore.

Io intendevo....

    ANNA.

V' un'altra cosa? V' un'altra cosa?

    ALESSANDRO, prendendole le mani, dominando
    con uno sforzo la commozione che lo soffoca.

Ascoltami, Anna: tu che sai portare qualunque peso di dolore, tu che non
hai mai temuto di soffrire e conosci tutte le tristezze della vita.
Siamo in un'ora grave, assai grave. Un turbine violento ci trascina
verso non so qual termine. Siamo la preda d'una forza oscura e
invincibile. Tu senti, Anna, tu senti che un orrendo nodo s' stretto
omai e che bisogna reciderlo. Abbiamo evitato di parlare, fino a questo
momento, perch a me come a te ogni parola  parsa inutile e solo il
silenzio  parso un modo di accettare le necessit degno di noi e di
quel che noi fummo. Ora tutto precipita.  venuto per ciascuno di noi il
momento di guardare in faccia il Destino.... Non giova chiudere gli
occhi. Tutto quel che ,  necessario. Io ti domando dunque, Anna, la
verit. Che accadde ieri sera? Io ti domando la verit.

    ANNA.

La verit.... Ah, non giova, non giova! In certe ore della vita nessuno
sa quali parole sia meglio dire, quali portare sotterra.... Ieri chiesi
perdno a Leonardo, di aver parlato; cos chiedo perdno a te,
Alessandro. Hai detto bene, hai detto bene: solo il silenzio  degno.
Bisognava non interrompere il silenzio, per salvare qualcuno. Ma egli
era l.... Tante volte, tante volte io l'avevo sentito soffrire,
soffrire crudelmente.... Mi pareva che io sola fossi la causa di tante
angoscie, io sola: l'ingombro! E avevo una volont fraterna di
consolarlo, di fargli qualche bene, di mostrargli che tutto era stato
compreso e anche risoluto.... E ieri sera non so quale abbandono fosse
in lui, quando mi venne vicino: non so quale bisogno di confidenza....
Pareva ch'egli avesse pianto, che qualche cosa nel suo cuore si fosse
disciolto.... Le stelle gli sembravano belle.... Allora provai il
bisogno di fargli qualche bene; e gli parlai.... Gli parlai di quella
povera creatura e di te.... Volli scacciare dalla sua anima ogni
amarezza, ogni rancore ingiusto per quella cara creatura che non ha
altra colpa se non d'amare e d'essere amata.... E gli parlai di lei, e
gli parlai di te, senza lamentarmi, senza umiliarmi, ma dandogli qualche
speranza....

    ALESSANDRO, sconvolto.

Qualche speranza! Ed egli.... credi tu ch'egli gi sapesse? Ti sembr,
Anna, ch'egli gi sapesse?... Non  possibile! Non  possibile! Poco
prima egli m'aveva parlato....

    ANNA, smarrita.

Non sapeva?... Non sapeva?...

                          Sembra che, ripensando il suo colloquio,
                          ella scopra qualche indizio non avvertito
                          prima, e che il suo spirito s'illumini a un
                          tratto. La sua esclamazione  come un grido
                          contenuto.

Ah, forse!... Egli diceva di non comprendere.... S, s.... Diceva:
Siete sicura? siete sicura? E poi.... Ah, ma allora? Ma v' un'altra
cosa dunque, v' un'altra cosa.

                          ALESSANDRO si muove per la stanza
                          incertamente, come uno che cerchi uno scampo
                          e non lo trovi.

    ALESSANDRO, a bassa voce, parlando a s
    medesimo.

Dopo quel che m'aveva rivelato!...

    ANNA.

Dimmi ora tu la verit, Alessandro! Ti domando la verit.

    ALESSANDRO, riavvicinandosi a lei.

E che fece egli? Dopo, che fece? Dove and?

    ANNA.

Usc, fugg.... So dalla sorella ch'egli  tornato stamani all'alba....
Fino all'alba ella lo ha aspettato....

    ALESSANDRO.

Fuggire, fuggire.... Sembra che non si possa altro che fuggire....

                          Egli si muove incerto, non sapendo che
                          risolvere.

Ah, quando ci riguarderemo negli occhi....

    ANNA, incalzando.

Ma dimmi tu ora la verit!

    ALESSANDRO.

E sono usciti insieme.... Sono discesi alla fonte.... Da quanto tempo?

    ANNA.

Pochi minuti prima che tu tornassi.

    ALESSANDRO.

Insieme.... insieme.... laggi....

                          La sua agitazione cresce d'attimo in attimo.

Ed erano qui con te, prima d'uscire.... E che dicevano?

    ANNA.

No, io sono entrata mentre essi gi scendevano le scale.... Li ho
chiamati, ma non hanno risposto.... Ho mandato la nutrice a
raggiungerli....

    ALESSANDRO.

Ebbene?

    ANNA.

Hanno detto che scendevano alla fonte per poco, per tornare fra poco....
Ma dimmi, dimmi!...

                          Ella afferra il braccio di ALESSANDRO,
                          mentre egli sta per salire alla loggia.
                          Salgono cos entrambi, scompaiono
                          nell'ombra, verso la balaustrata. Dopo
                          alcuni istanti, ALESSANDRO rientra solo
                          nella stanza. Obbedendo a un impulso
                          istintivo egli corre alla porta, l'apre e
                          discende le scale precipitosamente. La cieca
                          appare nell'intercolonnio, ripresa dal
                          terrore, nell'atto di seguire il marito.

Alessandro! Alessandro!

                          Nessuno risponde. Ella brancola nel vuoto,
                          incontra una delle colonne; sostenendosi a
                          quella, discende il primo gradino, poi gli
                          altri.

Alessandro!... Non c' pi.... Sono sola.... Ah, Signore, datemi voi la
luce!

                          Seguendo la corrente calda del vento che
                          entra per la porta spalancata, ella va sino
                          alla soglia; sostenendosi a uno degli
                          stipiti, fa un passo verso le scale;
                          scompare nell'ombra.




ATTO QUINTO.




Un luogo solitario e selvaggio, presso un avvallamento che si profonda
tra il minor corno della montagna Eubea e il fianco inaccessibile della
cittadella. I mirti vigoreggiano per mezzo agli aspri macigni e ai
ruderi ciclopici. L'acqua della fonte Perseia, sgorgando di tra le
rocce, si raccoglie in una cavit simile a una conca: d'onde poi scorre
e si perde pel botro pietroso. Nell'antichissima solitudine, gi
occupata dal mistero della notte, s'ode il gorgogliare delle scaturigini
perenni.




SCENA UNICA.

  Presso il margine della fonte, a pi d'un cespuglio di mirti, 
  disteso il cadavere di BIANCA MARIA, supino, rigido, candido. Le
  vesti bagnate le aderiscono al corpo; i capelli pregni d'acqua le
  fasciano il volto in guisa di larghe bende; le braccia sono distese
  lungo i fianchi; i piedi sono congiunti come quelli delle statue
  sepolcrali giacenti su le arche. ALESSANDRO, seduto su una pietra,
  con i gomiti poggiati alle ginocchia e le tempie strette fra le due
  palme, guarda fissamente la morta, silenzioso, in una immobilit
  spaventevole. Dalla parte opposta LEONARDO  in piedi, addossato a
  un grande macigno; a cui le sue dita si aggrappano di tratto in
  tratto, convulse e disperate come le dita del naufrago allo scoglio
  che emerge dal gorgo. Nel silenzio mortale s'ode lo strepito
  dell'acqua e il soffio intermesso del vento su i mirti che
  s'inclinano. D'improvviso, LEONARDO si distacca dal macigno e va a
  inginocchiarsi presso il cadavere della sorella, curvandosi come per
  toccarla.


    ALESSANDRO, arrestandolo con un gesto
    repentino e con un grido imperioso.

Non la toccare! Non la toccare!

    LEONARDO, indietreggiando, senza levarsi.

No, no, non la tocco.... Ella  tua, ella  tua....

                          Una pausa. Egli guarda il cadavere con una
                          intensit di dolore e d'amore sovrumana.
                          Sembra che il delirio lo assalga. La sua
                          voce  a volta a volta rauca e lacerante,
                          quasi irriconoscibile.

Credi tu, credi tu.... che io la profanerei se la toccassi?... No,
no.... Ora io sono puro: sono tutto puro.... S'ella ora si levasse,
potrebbe camminare su la mia anima come su la neve immacolata.... S'ella
rivivesse, tutti i miei pensieri per lei sarebbero come i gigli, come i
gigli.... Ah, chi potr dire, su la terra, di amare una creatura umana
come io amo questa? Neppur tu, neppur tu l'ami come io l'amo!... Nessuno
amore  eguale al mio, su la terra.... Tutta la mia anima  un cielo per
questa morta....

                          La sua voce s'inalza, impetuosa e ardente,
                          come un delirio che cresca; o s'abbassa con
                          un tremito di tenerezza suprema.

Chi, chi avrebbe fatto per lei quel che io ho fatto? Avresti tu avuto il
coraggio di compiere questa cosa atroce per salvare la sua anima
dall'orrore che stava per afferrarla? Ah tu l'hai amata, tu l'hai amata
con tutte le forze della tua vita, perch cos ella doveva essere amata,
ma tu non sai, tu non sai quale anima ella avesse.... Tutte le bont
della terra e tutte le bellezzele bellezze che tu stesso non hai
sognato ancra!erano nella sua anima.... Pareva che ogni mattina,
quando si risvegliava, tutti i soffii della primavera passassero su la
sua anima e l'intenerissero e la facessero fiorire.... Pareva che ogni
sera tutte le pi dolci cose del nostro giorno vissuto fossero rimaste
nella sua anima come in un vaglio ed ella le mescolasse per me, per
offrirmele come si offre un pane.... Ah, cos, cos, per tanto tempo
ella mi ha nutrito; di questo pane ella mi ha nutrito, alla fine d'ogni
mio giorno.... Ella sapeva mutare il pi tenue dei sorrisi in una grande
felicit.... La pi piccola delle mie gioie si dilatava nella sua anima
all'infinito, all'infinito, come un cerchio nell'acqua calma, sinch mi
dava l'illusione d'una grande felicit.... Ah tu non sai, tu non sai
quale anima ella avesse.... Nessuna creatura poteva essere la sua
eguale, su la terra.... Non v'era una sola stilla amara in tutto il suo
sangue.... Dianzi....

                          Egli s'interrompe sussultando come un uomo
                          malato, la cui carne sia torta da uno
                          spasimo intollerabile.

.... dianzi.... tutta la sua tenera vita tremava nei suoi capelli, sotto
la mia mano....

                          Egli trema, a terra, cos orribilmente, che
                          ALESSANDRO si leva, fa l'atto di andare
                          verso di lui, ma sembra non potersi muovere,
                          ricade su la pietra.

Ah, quando s' chinata su l'acqua per bere.... Ho udito il primo sorso
scorrere nella sua gola.... mi pareva ch'ella bevesse dal mio cuore,
che in quel sorso passasse tutto il dolore sofferto, tutta l'esistenza
vergognosa, e ogni conoscimento, e ogni memoria, e l'intero essere
mio.... Vuoto, vuoto, e cieco ero quando mi sono abbattuto su lei.... La
morte stava alle mie spalle e mi premeva con le sue ginocchia di
ferro.... Il mondo era distrutto.... Mille secoli.... un attimo.... E io
ero l su le pietre.... e, nell'acqua agitata ancora dai sussulti, i
suoi capelli.... i suoi capelli intorno alla sua testa prona.... Ah,
chi, chi avrebbe fatto per lei quel che io ho fatto?... Io l'ho
sollevata, io ho riveduto il suo viso.... Tutto il suo viso batteva tra
i suoi capelli come un polso violentocos, cos diceva Anna iersera:
ella che l'aveva tenuta nelle sue mani, che l'aveva sentita palpitare
nelle sue mani.... E io ho riveduto il suo viso che non batteva pi, il
suo viso freddo che grondava.... Io ho abbassato le sue palpebre su i
suoi occhi.... ah pi dolci d'un fiore su un fiore.... E ogni macchia 
scomparsa dalla mia anima; io sono divenuto puro, tutto puro. Tutta la
santit del mio amore primo  tornata alla mia anima come un torrente di
luce.... Ancra un bene, ancra un bene da lei, a traverso la morte!...
Per poterla riamare cos, io l'ho uccisa; perch tu potessi amarla cos
sotto i miei occhi, tu non pi separato da me, tu senza pi crudelt e
senza pi rimorso, per questo, per questo io l'ho uccisa.... o fratello,
o fratello mio nella vita e nella morte, riunito a me, per sempre
riunito a me da questo sacrificio che io ti ho fatto.... Guardala,
guardala! Ella  perfetta; ora ella  perfetta. Ora ella pu essere
adorata come una creatura divina.... Nel pi profondo dei miei sepolcri
io l'adager e le metter intorno tutti i miei tesori.... A te, a te
tutto quel che splende, per sempre a te tutto quel che  puro....
Adorata! Adorata! Se noi potessimo riaccendere con tutto il nostro
sangue la tua faccia pallida, per un istante, perch un solo istante tu
aprissi gli occhi, perch tu ci vedessi, perch tu udissi il grido del
nostro amore e del nostro dolore.... Sorella! Sorella!

                          Egli si curva sopra la morta, chiamandola
                          con un grido iterato e straziante, tendendo
                          le sue mani agitate verso il pallido viso
                          che resta immobile tra le umide fasce dei
                          capelli. Non potendo pi resistere a quel
                          grido ALESSANDRO si leva, passa dinnanzi ai
                          piedi del cadavere, va presso l'amico,
                          s'inclina, gli mette una mano su la fronte
                          per sentire quella febbre, per calmare quel
                          delirio che sembra il principio della
                          follia. LEONARDO, al contatto, ha qualche
                          sollievo. L'orribile contrattura dei suoi
                          nervi si rilascia un poco; la sua voce si
                          spegne.

Lascia che io baci i suoi piedi, i suoi piccoli piedi....

                          Egli si trascina fino ai piedi della morta e
                          vi curva la fronte, rimanendo per qualche
                          tempo nell'atto. Anche ALESSANDRO si
                          prostra, accanto a lui. Nella pausa, s'ode
                          la fonte gemere. LEONARDO solleva la fronte,
                          e resta con gli occhi fissi su i piedi
                          inerti.

Un giorno ella era su la riva del mare, seduta nella sabbia, con le
ginocchia sotto il mento; e, sognando i suoi sogni belli, inviluppava
nelle sue trecce sciolte i suoi piedi pieghevoli come due tenere foglie.
Il mare dormiva dinnanzi a lei, come un fanciullo innocente, con un
respiro leggero....

                          Una pausa. Egli trasale, colpito da un altro
                          ricordo.

Ah quel giorno maledetto, dinnanzi al fuoco....

                          Si copre il viso con le mani, e si curva di
                          nuovo sino a terra.

Perdno! Perdno!

                          Una pausa. ALESSANDRO si volge inquieto
                          verso le rocce del fondo, l dove s'apre il
                          sentiero.

    ALESSANDRO, alzandosi a un tratto in piedi.

Un passo! M' sembrato di udire un passo, l, sul sentiero.... Ascolta!

                          LEONARDO anche balza in piedi, atterrito.
                          Entrambi tendono l'orecchio, trattenendo il
                          respiro.

No. Forse mi sono ingannato.... Forse  il vento tra i mirti....
Qualche pietra forse  rotolata a valle....

    LEONARDO.

Non so.... Il cuore mi batte troppo forte, mi stordisce l'orecchio....
Non sento altro....

                          ALESSANDRO va verso le rocce del fondo e
                          spia. Non s'ode se non il gemito roco delle
                          polle.

    ALESSANDRO, tornando verso l'amico che
    guarda fissamente il cadavere, e scuotendolo.

Ora che faremo? Bisogner portarla via di qui.... Dove la porteremo? La
porteremo nella casa, ora? E Anna.... e Anna.... Che le diremo?

    LEONARDO, smarrito, guardandosi intorno.

Anna.... Anna.... Ella m'aspetta, alla stessa ora.... Ella mi
promise.... mi promise.... ieri sera....

    ALESSANDRO.

Che ti promise?

    LEONARDO.

D'aspettarmi, d'aspettarmi....

    ALESSANDRO.

D'aspettarti? Dove? Perch?

    LEONARDO.

Ella pensava.... Ella voleva....

    ALESSANDRO.

Ella voleva?...

    LEONARDO.

Voleva sparire.... sparire....

    ALESSANDRO.

Ah!

                          Una pausa. Entrambi, istintivamente,
                          guardano verso il sentiero tra le rocce, al
                          fondo. S'ode la fonte gemere.

Che le diremo? Che faremo, ora?... Vuoi tu rimanere qui?... Io vado....
vado a prendere.... il lenzuolo....

    LEONARDO, stretto da un terrore invincibile.

No, no, non andare, non mi lasciare.... Rimaniamo qui, rimaniamo qui
ancra!

    ALESSANDRO.

Ma Anna.... Anna....

                          Egli trasale e si mette in ascolto.

Qualcuno viene, qualcuno s'avvicina.... Un passo! Ho udito un passo!...
Ah, se fosse.... Bisogna nasconderla.... Portiamola l, tra i mirti, nel
folto.... Leonardo, non mi senti?

                          Egli scuote LEONARDO che sembra impietrito.

Portiamola l, tra i mirti.... Io la prender alle spalle.... Piano!
Piano!

                          Egli s'inchina per sollevare la morta, dalla
                          parte del capo, mentre LEONARDO s'inchina
                          per sollevarla dalla parte dei piedi. In
                          quel momento si ode nel sentiero la voce
                          della cieca.

    ANNA, di tra le rocce del fondo, invisibile.

Bianca Maria! Bianca Maria!

                          I due lasciano il cadavere; e si levano,
                          anch'essi pallidi del pallore della morte,
                          irrigiditi dal terrore, senza potersi pi
                          muovere.

Bianca Maria!

                          La cieca appare tra le rocce, sola,
                          brancolando, nell'ombra. Poich nessuno
                          risponde, ella fa alcuni passi innanzi, con
                          un'ansiet disperata.

Alessandro! Leonardo!

                          Ella s'avanza verso il cadavere, sta per
                          toccarlo col piede, mentre i due restano
                          incapaci di fare un gesto, di proferire una
                          parola.

    ALESSANDRO, nell'attimo in cui il piede di ANNA
    sta per toccare il cadavere.

Frmati! Frmati, Anna!

                          Ma ANNA ha sentito il corpo inerte che giace
                          contro i suoi piedi. Ella si piega su la
                          morta, perdutamente, palpandola, finch
                          giunge al viso, ai capelli ancora impregnati
                          dell'acqua letale. Rabbrividisce per tutte
                          le fibre, al gelo che non  simile ad alcun
                          altro gelo. Gitta un grido acutissimo, in
                          cui sembra esalarsi tutta l'anima sua.

    ANNA.

Ah!... Vedo! Vedo!


[Greek: TELOS].





Nota del trascrittore

L'ortografia e la punteggiatura originali sono state conservate,
correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Grafie
alternative mantenute:

  Afrodita / Afrodite
  ancora / ancra
  riposati / ripsati




[End of _La citt morta_ by Gabriele d'Annunzio]
[Fin de _La citt morta_ par Gabriele d'Annunzio]
